automedicazione
14 Ottobre 2025Con protocolli standardizzati, in Francia il farmacista svolge un ruolo nell’automedicazione odontoiatrica, intercettando l’uso improprio dei farmaci da banco, orientando verso alternative più appropriate e, quando necessario, indirizzando il paziente al dentista

Un nuovo studio, pubblicato sull’International Dental Journal, ha dimostrato l’efficacia degli interventi del farmacista nella gestione dell’automedicazione per il dolore dentale. La ricerca, condotta nella regione francese dell’Alvernia, ha coinvolto 201 farmacie comunitarie e ha analizzato 253 casi specifici di richieste spontanee di farmaci per problemi odontoiatrici, con una prevalenza di adulti tra i 15 e i 44 anni.
Il dolore dentale è emerso come il principale motivo di automedicazione, con tre quarti delle richieste legate a dolore generico, il 9% a sospetto di ascesso e il 5% a finalità profilattiche. Durante il progetto, il farmacista ha corretto l’uso improprio di ibuprofene in pazienti con ulcere gastriche o in presenza di sospette infezioni, monitorato l’utilizzo di paracetamolo, intercettando diversi episodi di sovradosaggio fino a 8 grammi al giorno e riducendo così il rischio di danni epatici. Inoltre, in un terzo delle situazioni, ha indirizzato i pazienti al dentista e nel 13% dei casi ha bloccato richieste di antibiotici senza prescrizione, evitando un impiego inappropriato e contribuendo a contenere l’antibiotico-resistenza.
L’esperienza dell’Alvernia dimostra così che la farmacia può diventare un filtro strategico tra il paziente e il dentista. L’elaborazione di protocolli condivisi, sul modello già adottato per le infezioni urinarie o le faringiti, permetterebbe di standardizzare l’intervento, definendo in quali casi proporre una terapia sintomatica temporanea e quando invece indirizzare subito al professionista odontoiatra.
Lo studio presenta alcuni limiti, legati alla sua natura osservazionale e alla raccolta dei dati basata su segnalazioni volontarie dei farmacisti attraverso la griglia GIPAMED. Inoltre, l’indagine è stata condotta esclusivamente nella regione dell’Alvernia, un contesto specifico che non consente di generalizzare pienamente i risultati ad altre aree geografiche. Saranno quindi necessari ulteriori studi, estesi ad altre regioni e con un follow-up clinico dei pazienti, per confermare l’impatto degli interventi farmacistici e valutarne gli effetti a lungo termine.
Fonte
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0020653925002229?via%3Dihub
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