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Ipertensione

14 Novembre 2025

Ipertensione e diabete, ecco cosa può fare il farmacista per migliorare il controllo dei valori

Gli interventi dei farmacisti contribuiscono in modo significativo al miglioramento del controllo pressorio nei pazienti con diabete, riducendo il rischio di complicanze cardiovascolari e renali e migliorando la qualità dell’assistenza sanitaria

di Paolo Levantino - Farmacista clinico


Ipertensione e diabete, Ecco cosa può fare il farmacista per migliorare il controllo dei valori

Un nuovo studio, pubblicato su BMC Health Services Research, ha dimostrato che il coinvolgimento attivo dei farmacisti porta a una riduzione clinicamente rilevante della pressione arteriosa e aumenta la probabilità di raggiungere i valori target di controllo. La revisione sistematica ha raccolto i dati di 12 studi randomizzati controllati, pubblicati tra il 2002 e il 2022, per un totale di oltre 5.200 pazienti affetti da diabete e ipertensione.

La struttura degli interventi del farmacista

Gli interventi descritti negli studi presentano caratteristiche differenti ma con tratti comuni. In circa due terzi dei casi l’intervento era condotto direttamente e in autonomia dal farmacista, mentre nel restante terzo si sviluppava in un modello collaborativo che coinvolgeva altri professionisti sanitari, soprattutto medici e infermieri, in un processo di monitoraggio e aggiustamento terapeutico condiviso.

Le attività rivolte ai pazienti erano prevalentemente di natura educativa: consulenza sullo stile di vita, spiegazione del corretto schema di assunzione dei farmaci, supporto nella gestione quotidiana della terapia e strategie per migliorare l’aderenza. In alcuni casi venivano introdotti promemoria o strumenti di supporto per ricordare l’assunzione dei medicinali.

Parallelamente, una parte significativa degli interventi riguardava la relazione con i professionisti curanti, attraverso sessioni di confronto o segnalazioni mirate per proporre modifiche terapeutiche, intensificazioni o correzioni dei dosaggi quando le misurazioni indicavano un controllo pressorio non ottimale. 

La durata complessiva dei programmi era mediamente di cinque mesi, con un numero di incontri che variava da due a cinque e una cadenza spesso mensile o comunque regolare, anche se alcuni studi riportavano una frequenza non rigidamente definita. Ogni sessione aveva una durata media di circa trenta minuti, tempo sufficiente per analizzare valori, sintomi, eventuali effetti collaterali e difficoltà quotidiane nella gestione della terapia. L’obiettivo trasversale era favorire un percorso di cura più consapevole e continuativo, rafforzando la capacità del paziente di gestire la malattia e rendendo più fluida la comunicazione tra i diversi professionisti coinvolti.

Riduzione della pressione arteriosa e della glicemia

Rispetto alla cura abituale, gli interventi dei farmacisti hanno portato a una riduzione media della pressione sistolica di 7,2 mmHg e di quella diastolica di 4,1 mmHg, con una conseguente diminuzione sostanziale del rischio cardiovascolare. Inoltre, la quota di pazienti che ha raggiunto i valori target di controllo pressorio è risultata quasi doppia rispetto ai gruppi trattati con l’assistenza standard, con un rischio relativo di 1,76.

Oltre al miglioramento del profilo pressorio, la revisione ha evidenziato un effetto positivo anche sul controllo metabolico. In quattro studi è stata, infatti, osservata una riduzione media dell’emoglobina glicata (HbA1c) compresa tra 0,2% e 1,2% nei pazienti seguiti dal farmacista rispetto ai controlli. Questo risultato, seppur secondario, suggerisce che l’intervento del farmacista può avere un impatto globale sulla gestione della malattia, favorendo una maggiore consapevolezza terapeutica e una più attenta aderenza ai regimi antidiabetici, con riflessi positivi anche sugli stili di vita e sulla qualità complessiva delle cure.

Ruolo multidimensionale del farmacista

Da questi studi il ruolo del farmacista emerge ampio e integrato, dal counseling personalizzato al monitoraggio clinico, fino alla collaborazione strutturata con il medico curante per adeguare le terapie quando necessario. Questo modello si rivela particolarmente efficace nella gestione di pazienti complessi e in politerapia, in cui l’aderenza e la continuità del trattamento diventano variabili cruciali per l’esito clinico. Come sottolineano gli autori dello studio, “gli interventi dei farmacisti hanno determinato una riduzione clinicamente e statisticamente significativa della pressione arteriosa nei pazienti con diabete e ipertensione, sostenendo il loro coinvolgimento nei modelli di cura multidisciplinari”.

In prospettiva, sarà importante estendere le sperimentazioni a contesti sanitari differenti e valutare non solo l’efficacia clinica, ma anche l’impatto economico e organizzativo di questi interventi. 

Fonte

https://bmchealthservres.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12913-025-13461-7

TAG: DIABETE, MONITORAGGIO CONTINUO DELLA GLICEMIA, IPERTENSIONE ARTERIOSA, FARMACISTI

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