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Influenza

26 Novembre 2025

Influenza aviaria A(H5), incidenza record in Europa: EFSA ed ECDC richiamano a una vigilanza rafforzata

Efsa segnala oltre 1.400 casi di aviaria A(H5) negli uccelli selvatici europei tra settembre e novembre 2025. L’Ecdc avverte di un aumento del rischio di esposizione per l’uomo

di Redazione Farmacista33


Influenza aviaria A(H5), incidenza record in Europa: EFSA ed ECDC richiamano a una vigilanza rafforzata

L’Europa sta registrando il più alto numero di casi di influenza aviaria ad alta patogenicità A(H5) almeno dal 2016. Secondo l’ultimo aggiornamento congiunto di Efsa ed Ecdc, tra settembre e novembre 2025 sono stati rilevati 1.443 casi negli uccelli selvatici in 26 Paesi, un valore quattro volte superiore allo stesso periodo del 2024. L’incremento è particolarmente evidente tra gli uccelli acquatici e riguarda quasi esclusivamente il ceppo A(H5N1), in una nuova variante derivata da un ceppo già circolante e introdotta da est, diffusasi rapidamente verso l’Europa occidentale.

Ampia circolazione del virus

L’Efsa segnala una circolazione ampia del virus, con rilevazioni anche in animali apparentemente sani, elemento che suggerisce un livello significativo di contaminazione ambientale. Fra i casi più critici emergono i focolai ad alta mortalità nelle popolazioni di gru comuni in Germania, Francia e Spagna. Il quadro epidemiologico, osservano le due agenzie, conferma una pressione virale elevata e una dinamica espansiva senza precedenti per la stagione.

Nel suo aggiornamento, l’Efsa richiama alla necessità di mantenere un livello particolarmente rigoroso di biosicurezza negli allevamenti avicoli e indica la sorveglianza rafforzata come misura centrale per garantire una diagnosi precoce e intercettare tempestivamente eventuali introduzioni del virus nei pollai. A ciò si affiancano il monitoraggio intensivo degli uccelli selvatici nelle zone umide e nei siti di migrazione, la rimozione tempestiva delle carcasse per limitare la contaminazione ambientale e la possibilità di ricorrere al confinamento del pollame nelle aree più colpite.

Parallelamente, l’Ecdc evidenzia un aumento del rischio di esposizione umana nelle regioni interessate dalla circolazione virale. Tale rischio riguarda soprattutto le persone professionalmente o occasionalmente esposte a volatili infetti, come allevatori, operatori avicoli, veterinari, addetti alla fauna selvatica e cacciatori. L’agenzia ribadisce che le persone esposte dovrebbero essere monitorate per 10-14 giorni dall’ultimo contatto e sottoposte a test in caso di comparsa di sintomi compatibili. Ai professionisti sanitari viene raccomandato di considerare l’eventuale esposizione animale nella valutazione dei pazienti con sintomi simil-influenzali residenti o presenti nelle aree con focolai attivi.

Efsa ed Ecdc ricordano che la valutazione del rischio e l’aggiornamento delle raccomandazioni avvengono nell’ambito del monitoraggio trimestrale congiunto sull’influenza aviaria in Europa, che comprende anche documenti operativi dedicati alla sorveglianza, alla gestione dell’esposizione e alla risposta negli animali e nell’uomo. Le due agenzie sottolineano infine che l’attuale scenario richiede un’applicazione rigorosa delle misure di contenimento e una sorveglianza costante per ridurre il rischio di trasmissione del virus dal serbatoio animale all’uomo.

TAG: EUROPEAN CENTRE FOR DISEASE PREVENTION AND CONTROL (ECDC), EUROPEAN FOOD SAFETY AUTHORITY (EFSA), AVIARIA, INFLUENZA

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