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Influenza

12 Dicembre 2025

Influenza e febbre. Contrastare la fever phobia dei genitori con counseling sugli antipiretici

L’influenza è arrivata con circa quattro settimane di anticipo e colpisce soprattutto i bambini, con febbre alta anche per più giorni. I pediatri invitano a rassicurare i genitori e a contrastare la “fever phobia”: gli antipiretici servono ad alleviare i sintomi, non ad azzerare la temperatura

di Redazione Farmacista33


Influenza e febbre. Contrastare la fever phobia dei genitori con counseling sugli antipiretici

Febbre alta anche per quattro o cinque giorni, spossatezza, dolori muscolari e disturbi respiratori sono i sintomi più comuni dell’influenza che sta circolando in anticipo e colpisce soprattutto bambini. Un quadro che spesso allarma i genitori, in particolare quando la febbre alta persiste. Nella maggior parte dei casi si tratta di infezioni virali che si risolvono spontaneamente, mentre per la gestione della febbre gli antipiretici sono indicati per alleviare i sintomi, senza l’obiettivo di azzerare la temperatura. Sono alcuni consigli forniti dai pediatri dell’Ordine dei medici di Roma in una fase della stagione in cui l’influenza è arrivata con 4 settimane di anticipo.

Counselling per contrastare la fever phobia

La pediatra Valentina Grimaldi, coordinatrice della Commissione età evolutiva Omceo Roma spiega che tra i sintomi più comuni dell’influenza, oltre a spossatezza, dolori muscolari e disturbi respiratori la febbre alta, con picchi anche di 39°C-40°C per 4-5 giorni è quello che allarma di più i genitori soprattutto quando è molto alta e prolungata.

“È importante rassicurare le famiglie dando indicazioni corrette su come gestirla. Per far abbassare la febbre – continua - si può intervenire con gli antipiretici ma bisogna ricordare che la temperatura scende al massimo di 1 grado, 1 grado e mezzo. Inoltre, ciò che spaventa i genitori di fronte alla temperatura alta è la possibilità delle convulsioni febbrili, evento possibile nei bambini sotto i 6 anni predisposti. Anche in questo caso, però, bisogna ricordare che le convulsioni febbrili sono un fenomeno benigno che si risolve senza esiti anche se al momento spaventa molto”.

Da valutare anche un vero e proprio counseling sulla febbre rivolto ai genitori, anche in relazione agli episodi che possono comparire dopo le vaccinazioni: “Non sono infrequenti – spiega – episodi febbrili o mialgie che fanno sperimentare dolore al neonato o al lattante. In questi casi il genitore si trova davanti a un figlio che spesso piange in maniera che definiamo ‘inconsolabile’, a indicare la difficoltà di interrompere il sintomo. Insegnare al genitore a riconoscere questi segnali e a impostare la terapia corretta con l’antipiretico appropriato, che ha anche un’azione analgesica, è molto importante. Farlo quando il sintomo non è in atto è preferibile, perché ci si dispone maggiormente all’ascolto, anche se questo tipo di counseling va ripetuto più volte, in occasioni diverse, prima che il genitore acquisisca maggiore competenza”.

"Con la corretta informazione – spiega la pediatra - dobbiamo contrastare la fever phobia che ossessiona alcuni genitori che misurano la febbre in modo compulsivo o pretendono che l'antipiretico azzeri la temperatura febbrile anziché abbassarla nel timore che la febbre alta possa causare meningiti o danneggiare irrimediabilmente il figlio. In questi casi l'impiego eccessivo di farmaci diventa più pericoloso della febbre! Per questo promuovere una comunicazione sempre più efficace con i genitori sulla gestione della febbre e del dolore è fondamentale per l'appropriatezza terapeutica e per tranquillizzare genitori e bambini dando il giusto peso alle cose".

Sintomi da monitorare e quando preoccuparsi

La febbre, sottolinea la pediatra “nella stragrande maggioranza dei casi è causata da infezioni virali che si risolvono spontaneamente in pochi giorni, ma può essere sostenuta anche da malattie batteriche più importanti che necessitano di terapie mirate oppure essere un sintomo di allerta per altre condizioni morbose. Per questo è molto importante che il pediatra valuti la situazione e indirizzi la famiglia. Però allo stesso tempo è importante informare i genitori di come i bambini più degli adulti vadano incontro a picchi febbrili anche molto elevati che però non compromettono lo stato generale del piccolo. È fondamentale - continua Grimaldi – che si insegni al genitore a considerare più che i gradi centigradi letti sul termometro lo stato generale del figlio. Quante volte ci viene riferito di bambini con 39°C di febbre che però tranquillamente giocano e ridono incuranti della situazione. In quel caso non c'è da preoccuparsi, ma solo da mettere in atto quegli accorgimenti utili per far sopportare bene la situazione febbrile al piccolo, quindi idratarlo, invitandolo a bere soprattutto acqua semplice, somministrare piccoli pasti leggeri magari più frequenti, utilizzare un abbigliamento non troppo pesante in fibre naturali, come il cotone evitando fibre sintetiche meno traspiranti che possono creare irritazioni cutanee, ottenere una corretta aereazione degli ambienti domestici, aprendo spesso le finestre, somministrare antipiretici per alleviare i sintomi o fastidi come mialgie, mal di testa malessere in generale che spesso accompagnano la febbre".

Quindi, quando preoccuparsi? "Quando - conclude la pediatra - al di là della temperatura febbrile registrata, il bambino è molto abbattuto, sofferente, sonnolento, risponde poco agli stimoli ambientali, non vuole giocare, non si alimenta, non vuole bere. E soprattutto anche dopo la somministrazione di antipiretici non si osserva un cambiamento. In questi casi è importante sentire il pediatra. Naturalmente anche l'età fa la differenza: entro i 3 mesi di vita la comparsa di febbre è un sintomo che va sempre gestito consultando il pediatra".

TAG: FEBBRE, INFLUENZA, FARMACI IN ETà PEDIATRICA

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