Fitoterapia
14 Gennaio 2026Il farmacista si confronta quotidianamente con richieste di supporto per una sintomatologia post-influenzale persistente, spesso caratterizzata da stanchezza e ridotta tolleranza allo sforzo. Le evidenze attuali indicano che la fitoterapia, se utilizzata con rigore scientifico, può offrire un valido supporto sintomatico

Negli ultimi anni è aumentato in modo significativo il numero di pazienti che, dopo un’infezione virale respiratoria – influenza stagionale o COVID-19 – riferiscono sintomi persistenti quali affaticamento marcato, ridotta tolleranza allo sforzo, disturbi del sonno, dispnea lieve, difficoltà di concentrazione e dolori muscolari. Questo quadro, oggi definito sindrome post-virale o post-COVID syndrome (long COVID), rappresenta una fase clinica distinta dalla malattia acuta e richiede un approccio di supporto mirato.
Dal punto di vista fisiopatologico, le evidenze indicano il coinvolgimento di infiammazione cronica di basso grado, stress ossidativo, disfunzione neuro-immunitaria e alterazioni del metabolismo energetico, meccanismi comuni anche ad altre sindromi post-infettive.
Una revisione sistematica con meta-analisi di trial randomizzati pubblicata nel 2025 ha valutato l’efficacia della Medicina Tradizionale Cinese (MTC) nella sindrome post-COVID. I risultati mostrano che le formulazioni erboristiche possono migliorare alcuni sintomi persistenti, in particolare costrizione toracica, insonnia e qualità della vita, con trend favorevoli anche su fatigue e dispnea, sebbene con eterogeneità metodologica tra gli studi (Wang et al., 2025).
Accanto a queste evidenze, sono disponibili studi clinici su singoli estratti o formulazioni specifiche rilevanti anche per la pratica occidentale. Un trial clinico randomizzato, triplo cieco, controllato con placebo, ha dimostrato che un estratto standardizzato di Astragalus membranaceus è in grado di ridurre in modo significativo la fatica cronica post-COVID rispetto al placebo, suggerendo un possibile ruolo nel supporto al recupero funzionale post-infettivo (Li et al., 2025).
Un ulteriore RCT esplorativo ha valutato un formulato combinato di estratti vegetali (Citrus aurantifolia, Tiliacora triandra, Cannabis sativa, Alpinia galanga, Piper nigrum) in pazienti con long COVID, evidenziando una riduzione dei sintomi complessivi, in particolare fatigue moderata-severa e malessere post-sforzo, con un profilo di sicurezza favorevole (Sutham et al., 2025).
Revisioni narrative recenti sui riportano inoltre un uso ricorrente, negli studi clinici e osservazionali, di piante come Panax ginseng, Rhodiola rosea, Eleutherococcus senticosus e Schisandra chinensis nel trattamento dell’astenia post-infettiva, mentre Ginkgo biloba e Curcuma longa vengono citate per il supporto a disturbi neurocognitivi e infiammazione residua, pur in assenza di evidenze specifiche dirette sul long COVID (Schrott et al., 2025).
Il farmacista riveste un ruolo chiave nella gestione di questi pazienti, purché il consiglio sia prudente, personalizzato ed evidence-informed.
È fondamentale distinguere i sintomi post-virali funzionali dai segnali di allarme (dispnea ingravescente, dolore toracico, palpitazioni, sincope), che richiedono invio immediato al medico.
È essenziale spiegare che il recupero post-infettivo è graduale e che la fitoterapia rappresenta un supporto, non una terapia risolutiva. Riposo adeguato, alimentazione ricca di antiossidanti e ritorno progressivo all’attività fisica e stile di vita equilibrato restano elementi centrali.
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