screening oncologici
04 Febbraio 2026In occasione della Giornata mondiale contro il cancro, l’attenzione si concentra sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce. Accanto agli interventi sui fattori di rischio, i programmi di screening oncologico trovano nelle farmacie territoriali un punto di accesso sempre più centrale

Fino a quattro casi di cancro su dieci potrebbero essere evitati intervenendo sui principali fattori di rischio prevenibili. È il dato che accompagna la Giornata mondiale contro il cancro, che si celebra il 4 febbraio, e che emerge da una nuova analisi globale dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’International Agency for Research on Cancer. Secondo lo studio, basato su dati del 2022 provenienti da 185 Paesi, circa il 37% dei tumori diagnosticati, pari a 7,1 milioni di nuovi casi su 18,7 milioni complessivi, è attribuibile a cause modificabili, dagli stili di vita alle infezioni.
Il tabacco resta il principale fattore di rischio prevenibile, seguito dalle infezioni, dal consumo di alcol, dall’eccesso di peso, dalla sedentarietà, dall’inquinamento atmosferico e dall’esposizione alle radiazioni ultraviolette. Tumori come quello del polmone, dello stomaco e della cervice uterina rappresentano quasi la metà dei casi prevenibili a livello globale, confermando l’enorme potenziale della prevenzione e della diagnosi precoce nel ridurre incidenza e mortalità.
Accanto agli interventi sui fattori di rischio, un ruolo centrale è svolto dai programmi di screening oncologico, che consentono di individuare la malattia in fase iniziale o, in alcuni casi, di intercettare lesioni precancerose.
In questo ambito, le farmacie territoriali stanno assumendo un ruolo rilevante come punto di accesso di prossimità ai programmi di prevenzione, in particolare per lo screening del tumore del colon retto, una patologia spesso asintomatica nelle fasi iniziali.
Il modello organizzativoprevede il ritiro del kit in farmacia, l’esecuzione del test a domicilio e la riconsegna del campione sempre in farmacia, che provvede all’invio ai laboratori del servizio sanitario. In caso di esito negativo il percorso si chiude, mentre in presenza di positività il cittadino viene preso in carico dalle Asl per gli approfondimenti necessari, senza costi. A spiegarlo è Andrea Cicconetti, presidente di Federfarma Roma in un‘intervista a Repubblica: “Dietro c’è un grande lavoro organizzativo delle Asl, dalla distribuzione al ritiro delle provette, fino alla gestione dei richiami”. Nel Lazio, dove il test è gratuito per la popolazione eleggibile tra i 50 e i 74 anni e può essere ritirato anche senza lettera di invito, gli screening regionali sono stati complessivamente 223 mila, di cui oltre 145 mila effettuati attraverso le farmacie territoriali, superando ampiamente il target fissato dalla Regione, pari a 130 mila.
“Come farmacie – spiega - siamo attivi sul territorio con lo screening del colon retto da circa quattro anni e oggi possiamo dire che il sistema funziona e intercetta un numero elevato di cittadini. La positività al primo screening non equivale alla presenza di una lesione. Serve però a richiamare il cittadino e ad avviare un percorso di approfondimento clinico gestito interamente dalle Asl”.
Lo screening è disponibile in molte altre regioni, tra cui la Toscana dove la Regione, nell’ambito della farmacia dei servizi, ha ampliato ulteriormente la rete delle farmacie coinvolte nello screening del tumore del colon retto, a seguito del rinnovo dell’accordo che vede le strutture convenzionate protagoniste nel ritiro e nella consegna dei kit.
L’obiettivo è semplificare l’accesso a un programma rivolto ai cittadini tra i 50 e i 69 anni che dopo aver ricevuto a casa la lettera di invito, possono recarsi in una qualsiasi farmacia aderente, presentare il codice fiscale e ritirare gratuitamente il kit.
“Potersi recare in farmacia amplia le possibilità, potendo contare su una rete potenziale di mille e trecento strutture in tutta la Toscana, e si concilia meglio con i tempi di vita e di lavoro dei cittadini” spiega l’assessora al diritto alla salute, Monia Monni. L’intesa mira a coinvolgere progressivamente tutte le farmacie pubbliche e private sul territorio.
“L’obiettivo è coinvolgere tutte le 1.300 farmacie pubbliche e private coprendo capillarmente tutto il territorio, dividendo i carichi di lavoro e aumentando la percentuale di adesione a questo tipo di prevenzione”, sottolinea Alessio Poli, presidente del coordinamento delle Farmacie comunali in Confservizi Cispel Toscana. Dal punto di vista dei titolari, Andrea Giacomelli di Federfarma Toscana evidenzia che “la rete delle Farmacie ancora una volta ha dato prova di essere un elemento essenziale per la sostenibilità del Servizio sanitario regionale, sia in termini di prossimità che di professionalità degli operatori”.
Il rafforzamento degli screening si inserisce in un impegno più ampio delle farmacie sul fronte della prevenzione oncologica e infettiva. Un esempio è rappresentato dalle vaccinazioni contro l’Hpv, strumento chiave per prevenire il tumore della cervice uterina e altre neoplasie correlate al Papillomavirus umano. Nelle Marche la vaccinazione in farmacia è già realtà, con l’obiettivo di aumentare l’adesione soprattutto nelle fasce di popolazione più difficili da intercettare.
Anche nel Lazio il tema è all’attenzione. “Stiamo lavorando anche sull’introduzione di nuove vaccinazioni in farmacia, come quelle contro l’Hpv, lo pneumococco e l’herpes zoster - afferma Cicconetti, che sul vaccino Hpv sottolinea: “Poiché questo virus interessa molto le nuove generazioni, che preferiscono soluzioni rapide e più flessibili, la farmacia di quartiere diventa un alleato prezioso per semplificare l’accesso alla prevenzione”.
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