stupefacenti
02 Marzo 2026L’Ordine dei farmacisti Bari-BAT richiama titolari e direttori al rigoroso rispetto degli obblighi previsti per la dispensazione di stupefacenti con ricetta bianca, dopo la richiesta di documentazione della Procura nell’ambito di un’indagine su prescrizioni falsificate

I farmacisti sono tenuti al rigoroso rispetto della normativa vigente in materia di dispensazione di medicinali stupefacenti in regime privatistico, cioè a fronte di presentazione di ricette mediche “bianche”. In particolare, titolari e direttori devono verificare con attenzione la documentazione giacente in farmacia relativa alle prescrizioni di tali medicinali e garantire la piena conformità agli adempimenti previsti dalla legge.
Il richiamo arriva dall’Ordine dei farmacisti Bari-BAT ed è contestualizzato nell’ambito di un’attività investigativa della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, legata a un sospetto fenomeno di falsificazione di ricette mediche per l’acquisto di farmaci stupefacenti o soggetti ad abuso dispensati con ricetta bianca.
Nel caso specifico, la Procura ha richiesto all’Ordine l’invio della documentazione giacente presso le farmacie del territorio riferita alla dispensazione di alcuni medicinali ad azione stupefacente. Il caso emerso a Bari riguarda un tentativo di approvvigionamento illecito di farmaci oppioidi attraverso la presentazione in farmacia di una prescrizione risultata falsa. A far scattare l’approfondimento è stato il comportamento prudente di un farmacista che, rilevando anomalie nella ricetta, ha effettuato le verifiche del caso e segnalato l’episodio alle autorità competenti. Da qui l’avvio degli accertamenti. L’episodio si inserisce tuttavia in un quadro più ampio di tentativi di utilizzo di ricette contraffatte per l’acquisto di farmaci ad alto rischio di abuso.
L’attenzione dell’indagine è rivolta ai cosiddetti farmaci “derubricati” (buprenorfina uso transdermico; fentanyl uso nasale, orale e transdermico; idromorfone uso orale; morfina uso orale; ossicodone uso orale 20-40-80 mg, da solo o in associazione con paracetamolo o naloxone; tapentadolo uso orale), nonché ai medicinali inseriti nella sezione D, tra cui il tramadolo in formulazione orale, anche in associazione farmacologica con altri principi attivi.
L’Ordine ricorda che la dispensazione di tali farmaci in regime privatistico è soggetta al rispetto “rigoroso” degli obblighi previsti dalla normativa: annotare sulla ricetta nome, cognome ed estremi di un documento di riconoscimento dell’acquirente e conservare la prescrizione per due anni dalla data di dispensazione.
Per evitare che, in caso di controlli, emergano divergenze tra l’acquistato, l’erogato a carico del SSN e il dispensato in regime privatistico nel periodo oggetto di conservazione, l’Ordine invita i farmacisti a eseguire “un’attenta verifica delle prescrizioni relative ai predetti farmaci ed erogate in regime privatistico, giacenti in farmacia” e a “prestare la massima attenzione in fase di dispensazione dei medesimi, attenendosi al più rigoroso rispetto delle norme indicate”.
I software gestionali in uso nelle farmacie integrano già sistemi di alert che consentono al farmacista di porre maggiore attenzione agli adempimenti richiesti dalla norma in fase di dispensazione privatistica dei suddetti medicinali, laddove non fossero già attivi l’invito dell’ordine è di richiedere l’attivazione.
Resta inoltre valido il richiamo alle indicazioni ministeriali e ordinistiche volte a prevenire la dispensazione di farmaci richiesti tramite ricette false. Lo scorso ottobre l’Ordine aveva trasmesso agli iscritti una sorta di decalogo operativo, con indicazioni puntuali sugli aspetti da non trascurare in fase di dispensazione.
Tra i primi elementi richiamati vi è l’attenzione alla tipologia di richiedente e al comportamento tenuto in farmacia: valutare se si tratti di un assistito noto o di un nuovo utente, se il comportamento appaia frettoloso, elusivo o eccessivamente pressante, o se emergano atteggiamenti nervosi o reticenti. Si tratta di indicatori che, pur non costituendo prova di illecito, possono legittimamente attivare una soglia di attenzione professionale.
Altro punto centrale riguarda la coerenza terapeutica: verificare che i medicinali richiesti siano compatibili con l’anamnesi conosciuta del paziente, prestando particolare attenzione a richieste frequenti o ripetitive di farmaci a rischio di abuso — come benzodiazepine, oppioidi, psicostimolanti, ipnotici, antiepilettici ad azione ansiolitica o sciroppi a base di codeina — e a eventuali anomalie temporali nella ripetizione delle dispensazioni.
Il decalogo richiama inoltre la necessità di verificare l’identità e l’effettiva iscrizione all’Albo del medico prescrittore, attraverso il portale FNOMCeO, e, in caso di dubbi, di contattare direttamente lo studio medico per confermare l’autenticità della prescrizione, soprattutto quando provenga da località insolite o presenti dati difficilmente verificabili.
Sul piano formale, viene ribadita l’importanza di controllare scrupolosamente la completezza della ricetta: dati anagrafici corretti del paziente, identificazione del medico, firma valida — ricordando che la firma digitale è ammessa esclusivamente per le ricette dematerializzate e non può essere riprodotta su stampa senza sottoscrizione autografa — presenza del numero di ricetta elettronica ove previsto, assenza di cancellature o difformità grafiche e coerenza tra numero di pezzi prescritti e posologia.
Tra gli strumenti di supporto, l’Ordine invita a utilizzare sistematicamente i controlli tramite Sistema Tessera Sanitaria e a verificare in tempo reale la validità delle ricette dematerializzate, prestando attenzione a eventuali richieste che mirino a eludere i controlli digitali.
Infine, viene sottolineata l’importanza della collaborazione istituzionale con medici di medicina generale, forze dell’ordine — in particolare i NAS dei Carabinieri — Ordini professionali e autorità sanitarie. In presenza di un sospetto fondato di ricetta falsa, il farmacista è invitato a rifiutare la dispensazione motivando in modo professionale, a non validare la ricetta sul sistema e a informare le autorità competenti, oltre a segnalare al medico eventuali utilizzi fraudolenti dei propri dati. Centrale, conclude il documento, resta anche la formazione continua del team di farmacia, con procedure interne condivise per il riconoscimento delle anomalie e aggiornamento costante sulla normativa in materia di prescrizioni e stupefacenti.
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