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17 Aprile 2026

Tamponi nasali per Staphylococcus resistente. Protocolli guidati dal farmacista riducono l’uso di antibiotici

L’introduzione dello screening nasale mediante Pcr del Staphylococcus multiresistente in protocolli strutturati guidati dal farmacista consente di ridurre la durata della terapia antibiotica e migliorare alcuni esiti clinici, favorendo un uso più appropriato degli antibiotici.

di Paolo Levantino - Farmacista clinico


Tamponi nasali per Staphylococcus resistente. Protocolli guidati dal farmacista riducono l’uso di antibiotici

L’introduzione dello screening nasale mediante Pcr per il Methicillin-resistant Staphylococcus aureus (Mrsa) nei pazienti con infezioni delle basse vie respiratorie rappresenta una strategia efficace per ottimizzare la gestione della terapia antibiotica, soprattutto quando il test è inserito in protocolli strutturati di gestione terapeutica guidati dal farmacista. Questo approccio è particolarmente rilevante poiché il MRSA, pur essendo responsabile di meno dell’1% delle polmoniti acquisite in comunità e del 20–40% di quelle nosocomiali, viene frequentemente coperto dalla terapia empirica, con il rischio di un uso inappropriato di antibiotici.

Riduzione dell’uso di antibiotici

Il test Pcr nasale per Mrsa consente di escludere rapidamente la presenza del patogeno grazie a un elevato valore predittivo negativo (95–99%), permettendo così una sospensione precoce della terapia antibiotica nei pazienti con risultato negativo. Una meta-analisi, che include oltre 2.800 pazienti, evidenzia, tuttavia, che una riduzione significativa della durata della terapia antibiotica si osserva principalmente quando il test è integrato in protocolli strutturati che prevedono un intervento attivo sulla gestione terapeutica. In particolare, i protocolli guidati dal farmacista (Pharmacist-Driven Protocols, Pdp) risultano associati a una riduzione della durata della terapia di circa 1–1,5 giorni. Al contrario, l’utilizzo del solo test, in assenza di un protocollo organizzato, non determina benefici rilevanti.

Effetti sugli esiti clinici

L’impiego dello screening Mrsa all’interno di protocolli strutturati è associato anche a un miglioramento di alcuni esiti clinici. In particolare, si osserva una riduzione del monitoraggio dei livelli di vancomicina e una diminuzione del rischio di danno renale acuto, verosimilmente correlata alla minore esposizione a farmaci potenzialmente nefrotossici. Inoltre, è stata rilevata una riduzione della mortalità intraospedaliera nei pazienti gestiti con questo approccio. Non sono, invece, emerse differenze significative nella durata della degenza ospedaliera né nel rischio di riammissione a 30 giorni.

Lo studio presenta alcune limitazioni, legate principalmente all’eterogeneità dei lavori inclusi e al fatto che la maggior parte siano studi osservazionali, con un conseguente possibile rischio di bias. Saranno quindi necessari studi più ampi e, preferibilmente, randomizzati per confermare questi risultati. In prospettiva, sarà inoltre importante valutare in modo più approfondito il rapporto costo-efficacia e l’applicabilità di questa strategia in diversi contesti clinici.

Fonte: 

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41969753/

ph.cr. freepik

TAG: TAMPONI, PROTEINA, STAPHYLOCOCCUS AUREUS, ANTIBIOTICI

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