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28 Aprile 2026Le allergie respiratorie, spesso considerate disturbi stagionali di lieve entità, possono incidere in modo significativo sulla qualità della vita, sulla performance cognitiva e sulla sicurezza nelle attività quotidiane e professionali.
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Le allergie respiratorie possono compromettere attenzione, tempi di reazione e capacità di concentrazione, con possibili ricadute sulla sicurezza nelle attività quotidiane e lavorative. È quanto evidenzia il documento Allergie respiratorie e attenzione: strategie per ridurre i rischi invisibili, presentato in occasione della Giornata mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro nell’ambito di un’iniziativa di sensibilizzazione promossa da Opella Healthcare Italy.
In Italia il fenomeno riguarda circa il 20% della popolazione, pari a oltre 12 milioni di persone, mentre a livello globale si stima che i soggetti coinvolti siano circa 600 milioni. Nonostante l’elevata prevalenza, le allergie respiratorie risultano frequentemente sottodiagnosticate e gestite in modo non appropriato. Solo una parte dei pazienti accede infatti a un corretto percorso diagnostico, mentre circa il 50% non segue alcuna terapia o la assume in maniera discontinua. Questo comporta una persistenza dei sintomi e un impatto rilevante sulle normali attività quotidiane. Per colmare questo gap assistenziale, negli ultimi anni la ricerca ha messo a disposizione opzioni terapeutiche più evolute. Secondo il prof. Mario Di Gioacchino, Past President SIAAIC, tra queste figurano gli antistaminici di nuova generazione (bilastina e fexofenadina), caratterizzati da minore penetrazione a livello del sistema nervoso centrale e quindi da un ridotto rischio di sedazione. Un trattamento appropriato consente di controllare efficacemente i sintomi preservando vigilanza e funzionalità cognitiva.
L’incremento osservato negli ultimi anni viene associato a diversi fattori ambientali, tra cui cambiamenti climatici, inquinamento atmosferico e perdita di biodiversità. Questi elementi influenzano durata e intensità della stagione pollinica, favorendo un’esposizione più lunga ai pollini e una maggiore sensibilizzazione allergica. L’allungamento dei periodi di esposizione, che può superare le tre settimane aggiuntive, insieme a una maggiore allergenicità dei pollini, contribuisce a una sintomatologia più intensa e prolungata nel tempo.
Accanto ai sintomi respiratori, emerge sempre più chiaramente il legame tra allergie e funzione cognitiva. Fino al 61% dei pazienti presenta disturbi del sonno, con conseguenze su attenzione, tempi di reazione e capacità di concentrazione. La riduzione della vigilanza può derivare sia dalla patologia non trattata sia dall’impiego di farmaci con effetti sedativi. Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante nei contesti lavorativi che richiedono elevata attenzione, come guida di veicoli, utilizzo di macchinari, lavoro in quota o gestione di impianti complessi. Secondo Sandra Frateiacci, Vicepresidente FederAsma e Allergie, è fondamentale rafforzare il dialogo tra pazienti e professionisti sanitari e rendere più accessibili le informazioni sugli eventuali effetti sedativi delle terapie.
In molti casi il percorso di cura passa attraverso l’automedicazione, soprattutto nei pazienti con sintomi lievi o moderati. In questo scenario, il farmacista rappresenta una figura centrale nell’orientare il cittadino verso un uso corretto dei medicinali e nell’identificare i casi che necessitano di approfondimento clinico.
Tra le proposte avanzate durante l’iniziativa vi è l’introduzione di pittogrammi sulle confezioni dei farmaci per segnalare in modo chiaro possibili effetti sulla capacità di attenzione e di guida, proposta sostenuta anche da Furio Truzzi, Presidente Consumers’ Forum.
Il documento presentato propone un cambio di paradigma: considerare le allergie respiratorie non solo come semplici disturbi stagionali, ma come condizioni croniche che richiedono diagnosi tempestiva, gestione appropriata e maggiore consapevolezza delle ricadute sulla vita privata e professionale. Promuovere una migliore informazione sanitaria e un uso consapevole delle terapie potrebbe contribuire non solo al controllo dei sintomi, ma anche alla prevenzione di rischi spesso invisibili legati alla riduzione dell’attenzione.
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