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28 Aprile 2026L’integrazione dei farmacisti clinici nella gestione della chemioterapia orale può migliorare l’aderenza terapeutica, ottimizzare la sicurezza e ridurre il carico organizzativo dei team oncologici.

Gli accordi collaborativi che consentono ai farmacisti clinici di partecipare direttamente alla gestione terapeutica, dal monitoraggio clinico alla modulazione dei dosaggi fino alla richiesta e interpretazione degli esami di laboratorio, rappresentano il fulcro di un nuovo modello organizzativo sviluppato al Fred Hutchinson Cancer Center di Seattle, dove dal 2021 è stato implementato un percorso assistenziale che affida ai farmacisti un ruolo attivo nella gestione dei pazienti in trattamento con farmaci oncologici orali. L’esperienza mostra come l’integrazione strutturata del farmacista nel team possa sostenere la continuità assistenziale e l’organizzazione delle cure in un contesto specialistico. Il programma, premiato come best practice all’ ASHP Midyear Clinical Meeting & Exhibition 2025.
Il modello è stato inizialmente applicato ai pazienti con mieloma multiplo trattati con immunomodulatori come lenalidomide e pomalidomide, farmaci complessi che richiedono rigorosi protocolli di sicurezza. In questo gruppo, che ha coinvolto 295 pazienti, l’aderenza alla terapia ha raggiunto il 96%, un dato sovrapponibile a quello ottenuto nella gestione tradizionale.
Parallelamente, il coinvolgimento dei farmacisti ha consentito un’importante ottimizzazione delle risorse, con un risparmio di circa 254 ore al mese per il team sanitario. Inoltre, professionisti coinvolti hanno espresso un elevato grado di soddisfazione, con il 100% che raccomanderebbe il modello e l’87,5% che ha riscontrato benefici per i pazienti.
Un elemento centrale dell’approccio è rappresentato dal monitoraggio continuo dei pazienti, soprattutto nelle fasi iniziali del trattamento, quando il rischio di effetti collaterali e la necessità di aggiustamenti posologici sono maggiori. I farmacisti mantengono un contatto regolare con i pazienti, inizialmente tramite follow-up telefonici e successivamente attraverso strumenti digitali, intervenendo tempestivamente in caso di tossicità o problemi di aderenza. Questo modello consente una gestione più personalizzata della terapia, migliorando il controllo clinico e riducendo il rischio di complicanze legate all’autosomministrazione dei farmaci.
Il programma è stato successivamente esteso alla clinica per il tumore al seno, coinvolgendo 226 pazienti trattati con inibitori CDK4/6 come abemaciclib, palbociclib e ribociclib. Anche in questo contesto, caratterizzato da frequenti modifiche del dosaggio nelle prime fasi di trattamento, i farmacisti hanno gestito i pazienti nei momenti più critici, garantendo un livello di assistenza comparabile a quello medico. Una volta raggiunta la stabilità terapeutica, il monitoraggio prosegue in modo meno intensivo ma continuo, assicurando comunque sicurezza e continuità assistenziale.
L’implementazione del modello ha richiesto un iniziale adattamento organizzativo e tecnologico, in particolare per l’integrazione dei farmacisti nei sistemi informativi e nei flussi decisionali del team oncologico. Tuttavia, l’esperienza ha dimostrato una buona sostenibilità e un elevato livello di accettazione da parte dei professionisti sanitari. I risultati suggeriscono così che un maggiore coinvolgimento del farmacista nella gestione della chemioterapia orale possa migliorare l’efficienza del sistema e la qualità dell’assistenza, soprattutto in un contesto in cui le terapie sono sempre più domiciliari e personalizzate.
Fonte:
ph.cr. freepik
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