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Politica e Sanità

04 Dicembre 2014

Massa (Federfarmaco): crisi farmacie ricade su cooperative. In atto strategie per reagire


In un contesto di crisi per la farmacia, a risentirne sono anche la distribuzione intermedia e le cooperative di farmacisti, che, per reagire, mettono in atto una serie di strategie di efficientamento ma anche di sviluppo di rapporti con le aziende. Lo scenario, in generale, vede un'accelerazione del fenomeno di fusioni e incorporazioni, anche per superare una frammentazione tipica del nostro Paese, e tra i timori c'è un possibile arrivo del capitale e di catene di farmacie, «eventualità per la quale dobbiamo essere pronti per salvaguardare il valore della farmacia italiana». Ne abbiamo parlato con Massimo Massa, direttore generale di Federfarmaco, che raggruppa 26 cooperative di farmacie.

Partiamo dal contesto...
La situazione generale è di crisi, non solo economica ma anche finanziaria, con una stretta al credito del sistema bancario. Le cooperative, e la distribuzione intermedia in generale, chiuse tra produttori e farmacie, sempre più spesso in difficoltà, rappresentano un po' l'anello debole della filiera. Fenomeni di concentrazioni non sono sconosciuti al settore, anche se questi ultimi anni hanno visto un'accelerata, ma il fatto nuovo sono alcuni default che hanno interessato alcune aziende. Faccio l'esempio delle nostre cooperative: se fino a poco tempo fa ci presentavamo come rappresentanti di 44 società di farmacisti, adesso il numero è sceso a 29. Delle 15 la maggior parte è stata interessata da fenomeni di concentrazione tra di loro o anche nella distribuzione intermedia privata.

Le conseguenze per le farmacie?
Sicuramente una necessità da parte delle nostre società di mettere in atto strategie di efficientamento, sui costi, nelle aree tradizionali della logistica e della organizzazione aziendale, ma anche attraverso una selezione della clientela, sulla base di criteri economici e finanziari.

Non tanto in base al fatturato ma allo stato di salute della farmacia?
In passato potevamo contare non solo su un conto economico più ricco ma anche su un maggiore accesso al credito e l'obiettivo era la crescita nella quota di mercato, un allargamento nel numero di farmacie. Oggi quello che conta è un fatturato sano. La selezione va verso le farmacie che pagano regolarmente e con dilazioni adeguate a una normale gestione aziendale.

Una stretta che a vostra volta vivete nei confronti dei produttori?
Le leve commerciali tutto sommato sono rimaste invariate. Quello che è cambiato a seguito della crisi è piuttosto il fatto che i contributi erogati dalle industrie - e mi riferisco per esempio ai supporti nei servizi per farmacie o pazienti - sono più vincolati ai risultati della promozione, anche se, in realtà, sono più elevati di un tempo. Devo dire però che come cooperative ci siamo organizzati: abbiamo un sistema di monitoraggio delle performance, ma soprattutto cerchiamo di presentarci all'industria in maniera più strutturata possibile, attraverso per esempio network e reti di farmacie, in modo da avere una massa critica di presidi in cui lanciare un determinato servizio e ricevere dall'industria un trattamento migliore.

Se la crisi delle farmacie continua, c'è preoccupazione per il futuro?
Non vedo grossi segnali di ripresa da un punto di vista economico-finanziario. Per quanto riguarda la distribuzione intermedia e le cooperative, credo che i fenomeni di fusione avranno un'ulteriore accelerata e tutto sommato, se questo serve ad evitare il default, è qualcosa che non osteggio. Non bisogna dimenticare che la realtà italiana è particolarmente frammentata e un graduale processo di aggregazione potrebbe essere utile per raggiungere un equilibrio tra efficienza ed espressione del territorio, mantenendo la capillarità del servizio che è la forza del nostro sistema. Credo però che una delle problematiche che, purtroppo, dobbiamo iniziare a porci è un eventuale arrivo delle catene di farmacie: in una situazione come questa prima o poi qualche cambiamento ci sarà e credo che noi - ma in generale il sistema - dobbiamo iniziare a porci la questione, a prepararci e a organizzarci. Per quanto ci riguarda, intendiamo difendere, con tutte le nostre forze, il valore di una farmacia indipendente e vicina al cittadino e il modello che promuoviamo è quello di una farmacia libera ma organizzata, strutturata, associata, in modo da essere il più possibile competitiva, anche nella direzione di diventare punto di riferimento assistenziale sul territorio, e di cooperative che operino a vantaggio delle farmacie in maniera coordinata tra loro e meno concorrenziale e sappiano offrire sempre di più servizi che nascano dai bisogni della popolazione.

Francesca Giani

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