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Politica e Sanità

20 Dicembre 2014

Prescrizione di farmaci off label ai bambini, Bonati: il problema è regolatorio


I medici di medicina generale continuano a prescrivere farmaci off-label ai bambini in misura significativa, nonostante le campagne volte a scoraggiare questa pratica. Lo afferma un recente studio condotto in Francia, che ha rilevato che, in un campione 1.960 bambini tra i 5 e i 6 anni con almeno una prescrizione farmacologica, il 37,6% riguardava farmaci off-label e nel 6.7% farmaci non autorizzati. Un problema che riguarda anche il nostro Paese, ma in una diversa fascia di età, come sottolinea Maurizio Bonati responsabile del Dipartimento di salute pubblica del Mario Negri di Milano: «In Italia il problema riguarda prevalentemente gli adolescenti; dai sette ai quattordici anni i ragazzi possono scegliere se essere seguiti dal pediatra oppure dal medico di medicina generale e, da parte di questi ultimi, può esserci talvolta l'impostazione di utilizzare i farmaci che usa per l'adulto». Più in generale, tuttavia, non si tratta di una questione prettamente clinica: «Il problema dell'off label - dice Bonati - è principalmente regolatorio, di politica del farmaco, di registrazione, che interessa il produttore, il tipo di formulazione e la distribuzione. Si pone perché la ditta non richiede l'aggiornamento, dell'indicazione o del dosaggio, per cui il farmaco rimane registrato secondo i criteri con cui era stato messo in commercio e non si avvale delle evidenze successive. Quindi, da un punto di vista clinico, non tutti gli utilizzi off label sono controindicati».
È però indubbio, secondo l'esperto, che la popolazione pediatrica non riceve una sufficiente attenzione: «Esistono sciroppi di cui il bambino può scegliere addirittura il gusto, mentre per altri farmaci le formulazioni pediatriche non esistono, poiché i produttori, non avendo un ritorno economico, non investono». Lo studio ha rilevato anche che i farmaci che sono maggiormente soggetti alla pratica: i decongestionanti nasali, gli antistaminici e i corticosteroidi. «Sono tutti farmaci - conferma Bonati - che, nonostante siano molto utilizzati, per la popolazione pediatrica dovrebbero avere un'indicazione molto ristretta e quindi l'industria non è incentivata a investire».

Renato Torlaschi

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