Aceti (Tdm): sofosbuvir è Lea, Governo intervenga su Regioni inadempienti
Che ci siano rallentamenti da parte delle Regioni nell'accesso alla terapia è confermato dalle segnalazioni che ci arrivano e per questo ci aspettiamo un intervento dal Governo rispetto alle regioni inadempienti. Ci rendiamo conto delle difficoltà economiche delle amministrazioni e per questo ci auguriamo che sia immediatamente disponibile il fondo previsto nella legge di Stabilità. A fare il punto sulla situazione dell'accesso al sofosbuvir, dopo le proteste riportate dalla stampa nazionale, è Tonino Aceti (foto) coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. «Ci risultano segnalazioni pervenute ad alcune sezioni locali dei tribunali del malato» spiega. «Esiste quindi una difficoltà ad accedere concretamente al farmaco con una situazione che sembra replicare quanto successo due anni fa circa, con la precedente terapia (Boceprevir e telaprevir), in cui si è verificato da parte delle regioni un rallentamento all'accesso per i pazienti aventi diritto a causa delle tempistiche nell'individuazione dei centri prescrittori, che in alcuni casi hanno richiesto anche sei mesi. E il problema è che, ultimata questa fase, ci sono poi tutti gli adempimenti burocratici che si scontrano anche con la questione delle risorse che mancano». Una situazione quindi «su cui chiediamo fin da ora l'attenzione del Governo perché si faccia garante dell'accesso alla terapia per i pazienti che ne hanno diritto e intervenga nel caso di Regioni inadempienti. Ci aspettiamo in sostanza un'azione sussidiaria da parte del Governo, come prevede la Costituzione, perché non va dimenticato che tale farmaco rientra nei Lea». Detto questo, «abbiamo chiaro le problematiche economiche delle Regioni legate tanto al prezzo ingente del farmaco quanto alla norma della Stabilità che ha imposto ulteriori contributi alla finanza pubblica generale di quattro miliardi. Il problema delle risorse c'è. Ma è anche per questo che per facilitare le Regioni a garantire l'accesso alla terapia ci aspettiamo che la norma sul fondo per i farmaci innovativi contenuta nella Stabilità, che dovrebbe mettere sul piatto un miliardo di euro in due anni, sia concretamente attivabile e non rimanga una previsione solamente su carta». Una misura questa che «riteniamo un segnale importante nel garantire l'accesso ai farmaci innovativi, ma verso la quale non possiamo non rilevare una serie di questioni aperte che ci auguriamo, nel caso dovessero avere ricadute su un immediato utilizzo del fondo, vengano risolte al più presto». Tra queste, «osserviamo che si tratta di un fondo che va a sommarsi a uno già esistente destinato agli innovativi (per altro con la speranza che per il sofosbuvir siano state ultimate tutte le pratiche per godere di tale diritto), senza contare il fatto che ancora oggi manca una definizione di quali farmaci possano dirsi innovativi e quali no. E poi non bisogna dimenticare che i soldi sono stati presi entro il fondo sanitario nazionale e in particolare da fondi destinati a obiettivi di piano nazionale, con il rischio che vengano sottratti ad altre aree assistenziali». È chiaro che in questo contesto, «per quanto ci riguarda, ci siamo attivati per essere presenti al massimo grado come osservatori e per la tutela dei pazienti, mettendo in campo tutte le azioni necessarie a supporto».
Francesca Giani
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