Furti in ospedali. L’esperto: crimine sfrutta meccanismi del parallel trade
Sono 37 i furti commessi negli ospedali nei primi cinque mesi del 2014 a conferma che il fenomeno non si è interrotto, anzi cresce (cfr. Farmacista33 6 marzo 2014), e che il target preferito della criminalità restano gli antitumorali, farmaci di alto valore e con molta richiesta sui mercati esteri. «Di fatto questa attività criminale si basa sui meccanismi del mercato parallelo» commenta Marco Dugato ricercatore del centro Transcrime dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano «si rubano farmaci che hanno mercato all'estero dove c'è domanda e il costo è elevato. Gli antitumorali sono ancora la categoria più rubata, cui seguono gli immunosoppressori, e nel 2014 per la prima volta anche antiretrovirali e oftalmici. I casi giudiziari degli ultimi mesi seguiti da Aifa e Nas hanno messo in evidenza il meccanismo con cui le confezioni vengono "lavate", cioè riciclate proprio come si fa con i soldi, da società create ad hoc o colluse col crimine, e reimmesse su mercati esteri se non addirittura in quello italiano». E aggiunge: «È presto per dirlo, ma anche i nuovi farmaci per curare l'epatite C rispondono ai criteri di interesse del crimine perché hanno un valore elevato e c'è richiesta, ma a differenza degli altri la domanda ci sarà anche sul mercato nazionale. Potrebbero diventare anch'essi appetibili. La situazione è da monitorare». Oltre al trend si confermano anche le regioni più a rischio: «In Campania e Puglia si è concentrato il 45% dei casi, ma rispetto al 2011-2012 c'è una continua espansione su tutto il territorio con casi anche in provincia di Milano e a Bologna. Si notano, inoltre, diverse reiterazioni a distanza di pochi mesi, segno che non ci sono stati interventi adeguati per sanare le vulnerabilità della struttura ospedaliera che ospita i farmaci». Per proseguire le analisi dei dati, il centro Transcrime, spiega Dugato «ha attivato rapporti anche con l'Aifa al fine di avere una visione più completa e agire in modo più complesso per monitorare e arginare il fenomeno». Secondo Luca Pani, direttore generale dell'Aifa, «in Italia non ci sono sanzioni adeguate al danno» provocato dal fenomeno: «Il sistema di importazione dei farmaci presenta vulnerabilità che hanno facilitato il fenomeno, inoltre ci sono elevate possibilità di guadagno, da un furto possono fruttare 200-300mila euro. L'azione coordinata tra i Carabinieri del Nas e l'Aifa, con la collaborazione delle istituzioni di altri paesi Ue e con l'Interpol ha dato una stretta al fenomeno e oggi l'Italia è promotrice, anche a livello europeo, di sanzioni più severe».
Simona Zazzetta
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