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Politica e Sanità

23 Gennaio 2015

Mandelli: i temi di FarmacistaPiù 2015


Necessità di specializzarsi, pharmaceutical care, ma anche una riflessione su alimentazione e nutrizione - temi centrali di Expo 2015. Saranno questi alcuni degli spunti al centro di FarmacistaPiù, l'assise annuale dei farmacisti, in tutte le sue componenti, voluta dalla Fondazione Cannavò, con il patrocinio della Fofi, e organizzata da Edra, che nella sua seconda edizione si terrà a Milano, sede di Expo 2015, dall'8 al 10 maggio. Spunti che mettono in luce quanto sia fondamentale «l'opera del farmacista, come guida del cittadino e supporto all'attività del medico» e che rappresentano anche «un ambito in cui le competenze del farmacista possono trovare un approdo occupazionale». Ad anticipare obiettivi e tematiche, Andrea Mandelli (foto), presidente Fofi.

Presidente, possiamo ricapitolare obiettivi, tematiche, punti di forza, destinatari dell'edizione 2015?
Partendo dall'ultimo punto, i destinatari sono tutti i farmacisti indipendentemente da ruoli e pratica professionale, e non perché si voglia sottoporre a tutti un'offerta indifferenziata, ma perché abbiamo l'ambizione, come dimostrato anche nella prima edizione, di articolare questa manifestazione in funzione proprio della diversità dei contributi di ciascuna componente professionale. Direi che questo è anche il principale punto di forza di Farmacista Più: non è una fiera centrata su un certo numero di categorie merceologiche, ma uno spazio di discussione aperto a tutte le tematiche rilevanti all'interno della professione. Ciò non toglie che quest'anno troveranno adeguata rappresentazione anche i temi di Expo 2015, che si apre contemporaneamente alla chiusura di Farmacista Più. Del resto, quelli legati all'alimentazione e alla nutrizione sono temi centrali anche per la professione. Basti pensare che uno dei principali fenomeni patologici legati alla scorretta alimentazione - l'obesità - si stima induca dal 2 al 7% della spesa sanitaria totale nei paesi industrializzati una spesa enorme che potrebbe essere prevenuta. Ma l'obesità non è l'unico aspetto; per esempio è ormai provato come alcuni alimenti e prodotti di origine alimentare abbiano un ruolo importante non solo nel mantenimento del benessere ma anche nella prevenzione e nel trattamento di patologie gravi quanto diffuse. Per tutti questi aspetti l'opera del farmacista, di guida del cittadino e di supporto all'attività del medico, è fondamentale, così come il settore che ruota attorno all'alimentazione può essere un ambito in cui le competenze del farmacista possono trovare un approdo occupazionale.

Ci troviamo in un momento in cui una delle parole d'ordine per la professione - ma anche uno degli spunti di riflessione di FarmacistaPiù - è specializzazione. Quali risposte possono derivare da una sinergia intraprofessionale, ma anche da una collaborazione con le altre professioni?
Sì, specializzazione è un concetto che oggi incontra molta fortuna anche nel nostro ambito professionale, quello medico, per fare un esempio, vi è giunto assai prima. Come nel caso della medicina, è l'effetto diretto della moltiplicazione delle conoscenze che oggi si è sempre più rilevante anche nella nostra disciplina. E' evidente che un conto è occuparsi di nutraceutica e un altro di cosmetica, un conto è dedicarsi alla pharmaceutical care, un altro all'organizzazione della farmacia, un conto essere, come spero possa accadere a breve anche in Italia, il farmacista di reparto o dipartimento, un altro il direttore della farmacia ospedaliera con competenze farmacoeconomiche e di programmazione. Non è facile indicare una singola modalità per far sì che chi si dedica in particolare a uno di questi aspetti possa accedere all'insieme di conoscenze che gli sono necessarie. Per alcuni aspetti come la pharmaceutical care, che richiede l'acquisizione sia di un sapere sia di un saper fare, è evidente che si dovrà pensare a modificare il corso di laurea, per altri, come la nutraceutica, potrebbe essere praticabile la formula dei master e della formazione post-laurea. In ogni caso, anche considerando la necessità di ritarare in questo senso anche la formazione continua, è evidente che prevedere momenti di formazione comune a più professioni sanitarie è fondamentale: penso ancora alla pharmaceutical care dove l'interazione tra medico e farmacista è massima e dove è fondamentale poter condividere un linguaggio e una pratica comuni. Lo stesso di può dire un po' per tutte le possibili specializzazioni del farmacista.  La specializzazione, del resto, è anche una delle chiavi per contrastare la disoccupazione, che oggi è una preoccupante realtà anche per la nostra professione. E di questo tiene conto anche il progetto federale imperniato sul portale intelligente Farmalavoro, che oltre a far incontrare domanda e offerta vuole mettere a fuoco con l'aiuto del mondo dell'impresa le conoscenze specialistiche, appunto, che si richiedono al farmacista per andare a coprire ruoli e funzioni differenti da quelli tradizionali.

Altro tema al centro del dibattito è l'innovazione. Quali competenze sono necessarie ai farmacisti, anche di comunità, per gestirla al meglio?
Quando si parla di farmaci innovativi si mettono sotto una stessa etichetta categorie molto differenti: vi sono moltissimi farmaci biotecnologici, a cominciare dagli anticorpi  monoclonali usati per l'artrite reumatoide, che pongono problemi particolari per quanto riguarda conservazione, via di somministrazione, monitoraggio e molti altri aspetti ancora, ma vi sono anche molecole di sintesi come gli anticoagulanti orali di ultima generazione, che senz'altro non differiscono dalle altre molecole di sintesi quanto ad assunzione e conservazione ma molto in termini di monitoraggio rispetto agli altri anticoagulanti. Vi sono poi farmaci, come gli antiretrovirali usati per il trattamento dell'infezione da Hiv, che spesso nuovi non sono, ma sono stati riservati all'ospedale in larga misura per le stringenti esigenze di garantire l'aderenza alla terapia da parte dei pazienti. Al di là di quali dei farmaci citati arriverà effettivamente nelle farmacie, è evidente che si pone la necessità di conoscere le caratteristiche farmacologiche di queste nuove entità che, come ovvio, possono essere molto lontane da quelle degli altri farmaci impiegati per le stesse condizioni. Ma soprattutto va acquisito il diverso approccio richiesto dalla gestione di questi medicinali, che sarà forzatamente non una mera dispensazione, ma comprenderà il concetto di presa in carico del paziente. Questo perché saranno necessarie una comunicazione più stretta con il curante, ma magari anche con il centro di riferimento ospedaliero, una più attenta opera di farmacovigilanza e una più assidua azione di educazione-informazione del cittadino. Per questo ritengo che lo sviluppo delle conoscenze e competenze che abbiamo avviato con il progetto sull'I-MUR siano una premessa necessaria all'arrivo degli innovativi sul territorio. 

Francesca Giani

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