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Politica e Sanità

30 Gennaio 2015

Tarabusi, con liberalizzazioni chiusure forzate e disoccupazione


«Sarebbe ora di introdurre la peer review anche negli "studi indipendenti" e sottoporre all'Anvur, oltre alla qualità della ricerca universitaria, anche la qualità della ricerca dei "consulenti disinteressati" dei ministeri». Così Marcello Tarabusi e Giovanni Trombetta, commercialisti dello studio Guandalini di Bologna, attaccano lo studio di Nicola Salerno pubblicato su Reforming.it. I due esperti parlano di "valutazione di impatto" «opinabile e lacunosa» e definiscono la tesi secondo cui la liberalizzazione ha fatto emergere sconti sui prezzi del 15-30% come «capziosa e scorretta». Tre le lacune principali, secondo i commercialisti bolognesi. «In primo luogo» spiega «la forchetta 15%-30% è calcolata sui prezzi medi a confezione dei vari canali, non sugli sconti. Infatti la fonte Anifa citata a supporto precisa: "bisogna tenere presente il più vasto assortimento di prodotti delle farmacie nelle quali il numero medio delle referenze è solitamente maggiore rispetto agli altri canali". Anche se confrontiamo enoteche e supermercati abbiamo differenze di prezzo medio dei vini altissime, ma questo perché nella media dei supermercati entra il vino in cartone, mentre in enoteca troviamo i brunelli, baroli, barbareschi e così via. Quindi è scandalosamente artefatto il presupposto principale della analisi; una ricerca universitaria con peer review sarebbe cestinata alla prima lettura per molto meno». Il secondo aspetto discutibile dell'indagine secondo Tarabusi riguarda gli sconti nelle parafarmacie. «È inverosimile» spiegano «che le parafarmacie (se si eccettuano forse quelle di grandi catene, che allora appartengono alla Gdo più che agli esercizi di vicinato) possano avere sconti medi superiori alle farmacie comparabili (certo se mettiamo i rurali da 260mila euro annui di fatturato il discorso cambia, ma certamente sul cucuzzolo della montagna non aprono le parafarmacie)». Infine, concludono Tarabusi e Trombetta «è semplicemente falso che l'eventuale maggior sconto rilevato nella Gdo possa essere esteso tel quel (così scrive Salerno) ad altre tipologie di prodotti: infatti nella Gdo la concentrazione è altissima, dai dati Anifa risulta che 50 prodotti (pari al 3% delle referenze esistenti in farmacia nel segmento) coprono oltre il 57% del fatturato Gdo, ma certamente la scontistica adottata sui leader non può essere estesa a tutte le referenze, che hanno dinamiche di rotazione, vendita, approvvigionamento e pricing completamente diverse. Lo studio poi, simulando mirabolanti risparmi di spesa, dimentica di dire che le liberalizzazioni portano a chiusure forzate dei punti vendita e perdita di occupazione» concludono la loro analisi i commercialisti bolognesi. «Nel commercio alimentare dopo le liberalizzazioni del 1998 hanno chiuso decine di migliaia di punti vendita: tra il 1998 ed il 2006 il calo dei punti vendita è di oltre il 15%: ciò significherebbe chiudere far chiudere circa un migliaio di farmacie. Inoltre il risparmio ipotizzato si tradurrebbe in minori margini del sistema di filiera, con conseguente riduzione anche dei posti di lavoro. E sarebbe interessante confrontare le retribuzioni medie in farmacia con quelle medie nei punti della Gdo e delle parafarmacie, e scopriremmo che non diminuisce solo il numero dei posti di lavoro, ma quelli che restano divento peggio pagati».

Marco Malagutti

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