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Politica e Sanità

31 Gennaio 2015

Pillola cinque giorni dopo, Sigo: buone ragioni per obbligo di ricetta


Non si placa il dibattito sulla liberalizzazione della vendita della "pillola dei 5 giorni dopo" per la contraccezione d'emergenza che, come previsto da una recente delibera europea, dovrebbe essere venduta senza ricetta medica. In Italia l'orientamento prevalente, all'interno della Commissione tecnico-scientifica dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che sta esaminando la questione, in attesa però di un parere da parte del Consiglio superiore di sanità (Css), sembra essere, però, quello del mantenimento dell'obbligo della prescrizione medica. Il professore Paolo Scollo, presidente della Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia, primario all'ospedale Cannizzaro di Catania, va proprio in questa direzione e evidenzia i possibili rischi della liberalizzazione della vendita di questo contraccettivo di emergenza.

Professor Scollo, pare che la tendenza nel nostro Paese sia quella di mantenere l'obbligo della prescrizione medica per la pillola dei 5 giorni dopo. Lei cosa ne pansa?
Fermo restando che bisogna aspettare il dispositivo dell'Aifa, la mia personale opinione è che la ricetta comunque serva per due ordini di fattori: per prima cosa non dobbiamo dimenticare che l'eventuale "gravidanza indesiderata" fa affrontata in primis con la prevenzione. Ci sono due tipi di prevenzione. La prevenzione primaria che è quella che dovremmo cercare di fare nelle scuole e quella secondaria, che è invece quella che entra in gioco quando si è verificato l'evento. Quale modo migliore di fare prevenzione secondaria se non passare da un medico anche solo per la prescrizione?

Senza ricetta si porrebbe anche il problema della ripetibilità dell'assunzione?
Certamente. L'obbligo della ricetta medica permette di far capire all'adolescente così come alla donna adulta, che questo tipo di rimedio non è un metodo di utilizzo comune. Deve avere i caratteri della occasionalità. La necessità di passare dal medico per la prescrizione, permette di tenere sotto controllo questo utilizzo non trasformandolo in abuso.

L'altra questione è il test di gravidanza da esibire, che invece forse scomparirà...
Sul test di gravidanza bisogna fare chiarezza. Parliamo tantissime volte, anche a sproposito, di gravidanza consapevole. Ma che consapevolezza c'è se la paziente non sa di essere incinta o meno? Allora che ben venga il test di gravidanza, perché la cosa più importante è promuovere la volontarietà a sapere di essere o no gravide. In fondo, fermo restando che questa pillola non ha effetti su un eventuale feto, se ci fosse una gravidanza già in corso cosa la si assumerebbe a fare la pillola? Perché si è male informati e si pensa così di abortire? Allora è un problema di informazione e qui torniamo al punto di partenza. Dico questo non per un aggancio fideistico, ma perché quando si parla di gravidanza si deve parlare di prevenzione prima e consapevolezza poi.

Rossella Gemma

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