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Politica e Sanità

04 Febbraio 2015

Antibioticoresistenza cresce in Ue. Ricciardi (Iss): fenomeno preoccupantissimo


«Il fenomeno dell'antibiotico resistenza - precisa a Farmacista33 Walter Ricciardi (foto), commissario straordinario dell'Iss - è preoccupantissimo perché cominciamo ad avere situazioni in cui i pazienti sono resistenti a quasi tutti gli antibiotici e questo vuol dire non avere più strumenti per curarli». Come messo in evidenza ripetutamente negli ultimi anni anche dall'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), i dati mondiali sulla resistenza antimicrobica, non mostrano uno scenario promettente. L'utilizzo inappropriato degli antibiotici ha portato, infatti, a un vasto e rapido sviluppo di ceppi di batteri resistenti a questa classe di farmaci, che rende difficile il trattamento di una gamma sempre più ampia di infezioni abbastanza comuni e facili da contrarre. L'OMS ha più volte ribadito la necessità di una rete sinergica che coordini a livello globale il monitoraggio delle antibiotico-resistenze e la condivisione dei dati. Solo 129 dei 194 Paesi Membri hanno fornito dati nazionali sulle Amr e, tra questi, solo 42 hanno rintracciato i dati relativi a tutte le 9 coppie "batteri-antibiotici" che le agenzie nazionali hanno indicato come le principali minacce per la salute pubblica, tra queste: Staphylococcus aureus e meticillina, Escherichia Coli e le cefalosporine, Klebsiella pneumoniae e i carbapenemi.

Dottor Ricciardi, il primo Rapporto voluto dalla Commissione europea e realizzato dal Centro Europeo per il controllo e prevenzione delle malattie (Ecdc), l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dall'Ema, pone il problema della resistenza agli antibiotici. È uno scenario che va peggiorando?
Il problema esiste ed è legato all'uso eccessivo e distorto degli antibiotici sia negli animali che nell'uomo e che vede l'Europa meridionale particolarmente interessata per il settore animale, mentre Italia e Francia lo sono sul versante dell'uomo.  Il ministero della Salute sta facendo molto, ma poi di fatto dipende dalle regioni e dal comportamento dei singoli professionisti, allevatori per quanto riguarda gli animali e medici per gli uomini, tenere giusti indirizzi. È un problema di cultura e di etica, che vede purtroppo l'Italia molto indietro sul versante degli animali e abbastanza indietro per gli uomini.

Si rischia di non avere farmaci per le cure?
Sì, questo fenomeno dell'antibiotico resistenza è un fenomeno preoccupantissimo perché cominciamo ad avere situazioni in cui i pazienti sono resistenti a tutti gli antibiotici e non abbiamo più strumenti per curarli.

Quanto pesa questa situazione fra gli animali e in campo umano invece?
Purtroppo è un circolo vizioso perché somministrando troppi antibiotici agli animali, che diventeranno poi cibo per gli uomini, si mette in moto un 'sistema' che deve essere interrotto lavorando a 360 gradi. Sull' animale diminuendo il numero di antibiotici somministrati e sull'uomo dando gli antibiotici in maniera mirata. Nel caso dell'influenza stagionale di quest'anno, ad esempio, in Italia e Francia si sono prescritti antibiotici a iosa quando invece essendo di origine virale e non batterica va curata diversamente. Inghilterra, Germania e Paesi Scandinavi adottano altri sistemi e da questi dovremmo prendere spunto.

Quanto sono seri in Italia i controlli sugli allevamenti?
I controlli sono a un buon livello e non dimentichiamo che l'Italia è l'unico Pase che ha l'assistenza veterinaria all'interno del Sistema sanitario nazionale. Ma il problema è di comportamento degli allevatori soprattutto, prima che strutturale.

Rossella Gemma

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