Politica e Sanità
06 Febbraio 2015«Non si dovrebbe vivere di politica, ma principalmente del proprio lavoro. Solo così puoi sentirti veramente libero di fare le scelte che ho fatto io». È questo il commento, rilasciato da dietro il bancone della sua farmacia in provincia di Catanzaro, da Maria Carmela Lanzetta, fino a pochissime settimane fa ministro per gli Affari regionali nel governo Renzi e ora tornata all'attività di farmacista. La sua parabola politica era iniziata nel 2006, quando era stata eletta sindaco di Monasterace, carica alla quale era stata riconfermata nelle elezioni del 2011. Per anni nel mirino della 'ndrangheta, che aveva sparato alla sua automobile e dato alle fiamme la sua farmacia, meno di un anno fa Lanzetta era entrata a sorpresa nella compagine governativa renziana. Il suo recente ritorno in Calabria aveva destato curiosità e un certo scalpore perché Lanzetta aveva preferito i palazzi romani per impegnarsi come assessore regionale nella squadra del governatore Mario Oliverio. Ma poi la farmacista calabrese ha deciso di rinunciare anche a questo, mettendo al primo posto considerazioni etiche: infatti si è accorta che nella lista degli assessori del governo regionale calabrese figura il nome di Nino De Gaetano. Quest'ultimo, pur non risultando inquisito, compare nell'informativa dei Ros di un'indagine sul voto di scambio; una vicenda non sufficientemente chiarita, secondo l'ex-ministro, tanto da convincerla a lasciare.
Tuttavia, le dimissioni dalla guida del ministero restano e sembra anzi che quest'ultimo cambierà nome, acquisendo quello più specifico di ministero del Mezzogiorno. Lei, che nel Mezzogiorno è tornata a vivere, non appare pentita delle scelte fatte e difende l'attività svolta: «ho realizzato l'attuazione della riforma Delrio sulle Province. E sono stata in tanti Comuni italiani, tra amministratori e gente comune. Penso di aver vinto la mia scommessa». Il principio guida del comportamento di Lanzetta appare dunque la coerenza e il suo ritorno nella farmacia di famiglia, lungo la strada che corre sulla costiera Jonica, non viene vissuto come una sconfitta ma come parte di un impegno civile che non prevede compromessi.
Renato Torlaschi
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