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Politica e Sanità

06 Febbraio 2015

Liberalizzazioni, Federfarma: autolesionista smontare un servizio pubblico che funziona


«È autolesionista uno Stato che smonta pezzo per pezzo un servizio pubblico che funziona e che viene erogato da operatori privati in nome e per conto dello Stato stesso». Lo ribadisce Federfarma, in una nota che risponde all'annuncio del ministro Guidi dell'imminente presentazione di un testo sulle liberalizzazioni e «a chi continua a sostenere la necessità di ulteriori interventi di deregolamentazione della farmacia».
«Pur di garantire ai supermercati un incremento di fatturato» avverte Annarosa Racca (foto), presidente di Federfarma «si finirebbe per privare i cittadini di un servizio sanitario efficiente e capillare sul territorio. Ulteriori interventi a danno del servizio farmaceutico finirebbero per avvantaggiare unicamente i grandi gruppi commerciali».
Nella nota il sindacato spiega le criticità di ulteriori interventi e misure di deregolamentazione. «Le multinazionali della Gdo, che nei loro Paesi di origine non sono riuscite a ottenere la possibilità di vendere nei loro ipermercati anche i farmaci, stanno cercando di ampliare il proprio business in Italia, unico Paese al mondo in cui diventerebbe possibile acquistare medicine con ricetta medica al di fuori delle farmacie. I cittadini italiani - a differenza dei francesi o dei tedeschi - non avrebbero più a disposizione la loro farmacia di fiducia con il farmacista che li conosce e si interessa della loro salute, non condizionato da logiche commerciali. Il risultato sarebbe un impoverimento e la conseguente chiusura di molte piccole farmacie, proprio quelle che assicurano il servizio nelle aree più disagiate, mentre i guadagni conseguiti dalle multinazionale si trasferirebbero all'estero, alle case madri». Inoltre, scrive Federfarma, «dare ai supermercati anche la possibilità di vendere farmaci con ricetta medica significa trasformare anche questo tipo farmaco, destinato alla cura di patologie importanti, in un bene di consumo. Questo significa aumentare drasticamente il rischio di abuso di farmaci, rinunciare a qualsiasi forma di monitoraggio delle terapie e della compliance, rinunciare all'attività di farmacovigilanza effettuata oggi dalle autorità sanitarie grazie alla rete delle farmacie. Significa non poter più avere la certezza che un farmaco ritenuto a rischio possa essere ritirato dalla vendita entro poche ore, come avviene oggi grazie all'interconnessione immediata tra autorità sanitarie e farmacie». E aggiunge: «Avere i farmaci al supermercato significa aumentare i consumi e quindi il rischio di malattie iatrogene o di danni alla salute che comportano la necessità di cure o di ricoveri ospedalieri, con impatto negativo sulla spesa pubblica». Infine, conclude la nota, si avrebbe «un ulteriore impoverimento della rete delle farmacie, già colpite dai tagli alla spesa farmaceutica (oggi inferiore a quella del 2001), significa portare rapidamente al fallimento moltissimi presidi riducendo l'efficienza, le scorte, gli orari di apertura di tutti gli altri». Racca ricorda anche che «Corte Costituzionale Italiana e la Corte di Giustizia Europea hanno ripetutamente sottolineato come le regole che ordinano il servizio farmaceutico italiano sono a garanzia dei cittadini e dell'efficacia dell'assistenza fornita. Pianta organica, proprietà della farmacia, farmaci con obbligo di ricetta solo in farmacia, non sono regole introdotte a vantaggio delle farmacie bensì per tutelare la salute dei cittadini e consentire loro di trovare sempre e ovunque i farmaci di cui hanno bisogno».
E conclude: «Confidiamo che queste stesse ragioni, sostenute ripetutamente dal Ministro della salute Lorenzin, siano condivise dal Presidente Renzi, che già in passato si è espresso a favore del riconoscimento della farmacia come presidio sanitario di prossimità».

Simona Zazzetta

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