Politica e Sanità
10 Febbraio 2015«Questa volta è più dura delle altre, sul Ddl sulla concorrenza, in cui le farmacie non dovevano entrare, c'è stata un'accelerazione e il rischio concreto che la ricetta - un atto medico - esca dalla farmacia ora c'è»: Annarosa Racca (foto) è molto arrabbiata, a Milano, al convegno di presentazione di Farma Marketing Network dell'Associazione chimica farmaceutica lombarda dei titolari di farmacia. La aspettano 10 giorni di fuoco - il Ddl dovrebbe essere discusso in Consiglio dei ministri il 20 febbraio - e chiede alla categoria di rimanere unita in questo momento difficile. Basta scontri interni, almeno per un po', bisogna combattere con forza chi vuole mettere le mani sulle farmacie: «Le grandi multinazionali (Leclerc, Auchan), che non posso vendere i farmaci negli altri Paesi, vengono in Italia a fare cassa. Si sa che gli ipermercati non stanno andando bene e quindi il mercato dei farmaci fa gola a molti. I cittadini non otterrebbero alcun vantaggio dalle liberalizzazioni: con i grandi gruppi diminuiranno i punti vendita, perché chi fa business apre solo in zone redditizie. Oggi il 60 per cento delle farmacie è rurale e queste saranno le prime a chiudere: metà dei cittadini italiani rischia di rimanere senza farmacia». Racca ha proseguito ribadendo che non è certo il ministro dello Sviluppo economico a dover decidere se la ricetta medica deve rimanere o no nelle farmacie ma il ministro della Salute. Ha poi ricordato che, dopo il Consiglio dei ministri, ci sarà tutto l'iter parlamentare del disegno di legge e la battaglia sarà lunga. Per questo basta contrapposizioni all'interno della categoria, se ci sarà una sconfitta sarà di tutti i farmacisti: i titolari licenzieranno e diventare dipendenti di multinazionali non sarà sicuramente vantaggioso per i collaboratori. E la comunicazione ai cittadini sulle conseguenze delle liberalizzazioni? «Partiremo con una campagna "pazzesca" sui giornali per raccontare la verità: a Roma stiamo lavorando tantissimo, tutti i farmacisti devono essere pronti a lottare con noi. Ci aspettano giorni di dura battaglia».
Laura Benfenati
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