Federfarma a Gdo: interessati a redditività non ai cittadini
Sul fronte delle liberalizzazioni, in attesa del Consiglio dei ministri di venerdì, per i contendenti è il momento di sparare le ultime cartucce. E' il caso di Federfarma, che in serata con una nota ha attaccato le posizioni espresse in questi giorni dalla Gdo che, sottolinea l'Associazione dei titolari, «continua a sbandierare il proprio ruolo di paladina dei consumatori vantando le opportunità offerte dai propri punti vendita di farmaci». Due i rilievi principali «la Gdo, che tiene tanto al bene dei cittadini, vende farmaci in meno del 10% dei propri punti vendita perché sceglie solo i punti vendita più redditizi noncurante delle persone che hanno più difficoltà a raggiungere i centri commerciali, soprattutto gli anziani e i malati fragili. Le farmacie invece sono dappertutto, anche nelle aree rurali e montane più disagiate e garantiscono un servizio 24 ore su 24». Il secondo aspetto riguarda il fatto che «nei propri punti vendita la Gdo mette a disposizione della clientela solo poche decine di prodotti farmaceutici, guarda caso proprio quelli più venduti. Le farmacie hanno migliaia di referenze e garantiscono la disponibilità di un farmaco mancante in poche ore». E' facile, continua la nota di Federfarma «vantare la possibilità di fare grandi sconti se si vendono solo i pochi farmaci più redditizi nelle strutture in cui conviene di più. Peraltro anche in farmacia sono disponibili medicinali generici con prezzi analoghi a quelli praticati dalla Gdo». Una sanità più moderna, conclude la nota, non significa «dare la ricetta medica alle cattedrali del consumismo. Bisogna invece garantire attraverso le farmacie in tutto il territorio ulteriori servizi sanitari al cittadino». E a dare manforte a Federfarma scende in campo nuovamente Aifa con un'analisi dei medicinali di fascia C a partire dal 2006, anno di emanazione del cosiddetto "Decreto Bersani". «Gli effetti di tali provvedimenti di liberalizzazione in realtà non sembrerebbero aver portato alcun vantaggio ai pazienti, a parte la comodità di avere una più facile disponibilità di punti vendita che però potenzialmente li espone alle conseguenze di consumare più farmaci che non sono una merce simile a qualunque altra» sottolinea l'Agenzia del farmaco. In realtà, se l'obiettivo della liberalizzazione della vendita dei medicinali di fascia C-Sop/Otc era quello di rappresentare un vantaggio per i pazienti, con una riduzione dei prezzi tramite una vera concorrenza e un complessivo risparmio a loro vantaggio, i dati obiettivi e certificati evidenziano il completo fallimento di tale presupposto, perlomeno nel settore dell'assistenza farmaceutica. Infatti l'effetto economico di provvedimenti, nell'intento pro-concorrenziali, ha paradossalmente determinato un complessivo aggravio per i cittadini di circa 200 milioni di euro (2.298 vs. 2.094, pari a +9,7% nel 2013 vs. 2006), nonostante la contrazione dei consumi. Tale scenario, si conclude l'analisi Aifa, non ha caratterizzato i medicinali di fascia C con ricetta che, oltre ad aver subito una rilevante riduzione del consumo (soprattutto dopo il 2012, ovvero dopo la riclassificazione da DM 18 aprile 2012), hanno avuto anche una contrazione della spesa a carico del cittadino del -3%.
Marco Malagutti
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