Ddl concorrenza, il giorno dopo i farmacisti contano i danni
Il giorno dopo l'approvazione in Consiglio dei ministri, avvenuta venerdì scorso, del tanto atteso Ddl concorrenza è tutto un susseguirsi di dichiarazioni e commenti di scarso apprezzamento per le scelte fatte dal Governo, segno che alla fine la "famosa" guerra tra farmacie vs parafarmacie e Gdo, ha lasciato sul terreno molti feriti, forse più di quanti ci si aspettasse. E non è casuale che in questo susseguirsi di dichiarazioni al vetriolo da Fofi alle Parafarmacie passando per Federfarma, gli unici a trovare degli aspetti postivi siano l'Istituto Bruno Leoni, "think tank" che ha giocato un ruolo centrale in questo Ddl e l'Antitrust che con i suoi rilievi della primavera scorsa ha ispirato gran parte dei provvedimenti. «È un provvedimento omnibus, un intervento di manutenzione: le riforme organiche vanno fatte invece in maniera approfondita, coinvolgendo direttamente i ministeri interessati» sottolinea il vice direttore generale dell'Istituto Serena Sileoni. «Piuttosto, va dato atto al Governo di aver finalmente fatto fronte a un obbligo che era stato ignorato dal 2009, e cioè quello di presentare un testo di legge annuale sulla concorrenza sulla base della segnalazione dell'Antitrust». E l'Antitrust dal canto suo in una nota firmata dal presidente Giovanni Pitruzzella sottolinea come «oltre alle riforme strutturali già avviate, il provvedimento rappresenta un ulteriore passo avanti sulle liberalizzazioni, in modo da favorire una maggiore concorrenza». A parte queste voci isolate per il resto è un coro unanime di allarmi per la decisione presa dal Governo di aprire i "supermercati del farmaco". Le fonti governative sottolineano come oggi alle farmacie italiane manchino economie di scala e concorrenza. Tutti vendono le stesse cose, la distribuzione è parcellizzata e quindi, dicono i fautori della Riforma, i costi dei farmaci e dei prodotti da farmacia restano mediamente alti. Considerazioni accolte con «profondo disappunto» dalla Federazione degli Ordini dei farmacisti che in una nota sottolinea come «parlare di chi entra in farmacia come di un "consumatore finale", insistendo sulla necessità di garantirgli il miglior "prezzo", significa ignorare che chi entra in farmacia è innanzitutto una persona che ha bisogno di assistenza». Ugualmente preoccupata Federfarma, che pur rallegrandosi per aver "salvato" la fascia C, sottolinea come «far entrare il grande capitale nella proprietà delle farmacie significherebbe ridurre le garanzie a favore dei cittadini, oggi esistenti. Infatti la proprietà della farmacia non sarebbe di un farmacista, professionista indipendente che opera secondo la propria deontologia, a tutela della salute, ma di soggetti che rispondono esclusivamente a logiche di profitto. Le tanto sbandierate economie di scala» sottolineano i titolari «che deriverebbero dalla nascita delle catene si tradurrebbero in danni immediati per i cittadini». Molto negativo anche il parere di chi per molti osservatori è la vera vittima di questo Ddl concorrenza, ossia i giovani farmacisti, per i quali lo scenario si fa sicuramente più fosco. Non a caso, nella nota di Fenagifar il presidente Pia Policicchio definisce l'entrata del capitale come «il male e basta». Come faranno, si chiude la nota «i giovani domani ad accedere a questa attività? Come potranno mai competere con i grossi capitali? Nella migliore delle ipotesi il destino è per i ragazzi quello di un'eterna dipendenza!». Tra gli sconfitti e i delusi vanno annoverate anche le parafarmacie che parlano «dell'ennesima presa in giro di una classe politica sempre e comunque asservita alle lobby». Il futuro delle parafarmacie» continua la nota «è segnato e con esse vanno a farsi benedire investimenti e lavoro per 11.000 farmacisti». Le parafarmacie annunciano una mobilitazione per il prossimo 27 febbraio per protestare con tutte le categorie professionali messe in difficoltà dalle scelte di questo Governo.
Marco Malagutti
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