Politica e Sanità
26 Febbraio 2015Abbandonare il vecchio schema di valutazione del valore della farmacia basato su parametri standard e moltiplicatori per passare a uno basato sul valore reddituale della farmacia in quanto azienda, altrimenti «si corre il rischio di creare un'altra bolla destinata a scoppiare». A parlare così è Franco Falorni, commercialista dello Studio Falorni di Pisa, commentando le modifiche introdotte dal Ddl concorrenza che rendono possibile l'ingresso del capitale in farmacia con potenziali opportunità di vendita per i titolari. «Per quanto il valore effettivo di un bene sul mercato» sottolinea il commercialista «sia stabilito dal bilancio tra la domanda e l'offerta, se da oggi la domanda fosse così importante e le farmacie fossero così appetibili, allora va colta la palla al balzo per ridefinire il loro valore non più applicando fattori moltiplicativi ma considerando la farmacia come un'azienda il cui valore è dato dalla potenzialità del proprio reddito. L'ipotesi che il valore della farmacia salga solo perché può essere di interesse per le società di capitale può essere un effetto di contingenza, sull'onda emotiva del momento ma che va neutralizzato. Bisogna fare attenzione a non creare una nuova bolla come quella prodotta in passato da un metodo di valutazione basato su parametri standard che ha sovrastimato il valore della farmacia fino a farla scoppiare, tant'è che oggi farmacie che una tempo valevano 2-2,5 volte i loro ricavi oggi valgono meno della metà. È per evitare questo rischio che va cambiato il metodo: il punto di partenza deve essere la redditività della farmacia, ora per altro in forte contrazione, ed è il valore reddituale che va misurato». E poi aggiunge: «Il provvedimento deliberato da Cdm è a forte sostegno della farmacia, sono stati mantenuti i quorum e la fascia C non è stata liberalizzata. E la stessa norma che apre ai capitali non è una novità così radicale dal momento che già nel 1994 era stata aperta la gestione delle farmacie comunali a società di servizi che prevedevano soci di capitale. Semmai si tratta di un'accelerazione del cambiamento rispetto ad altri paesi europei che può comportare anche alcuni vantaggi. Per esempio» chiarisce Falorni «possono entrare in società professionisti diversi dal farmacista di cui avvalersi, come economisti, imprenditori. Inoltre la farmacia con problemi finanziari può avere l'apporto da un socio non farmacista che possiede capitale. Per non rendere le farmacie facilmente aggredibili dalle multinazionali, sta al titolare scegliere a chi vendere». Secondo Falorni infine, molto si può ancora fare sul fronte politico nell'iter del Ddl: «I potenziali effetti negativi si possono neutralizzare prevendendo limiti e paletti all'ingresso dei capitali e sostenere e promuovere gli istituti della rete e della cooperazione e tra farmacie».
Simona Zazzetta
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