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Politica e Sanità

03 Marzo 2015

Nocentini Mungai (Urtofar), il tempo della diretta è finito


Su 1.130 farmacie totali lo scorso anno in Toscana ne sono fallite o andate in concordato 30, la distribuzione diretta in questa Regione è un serio problema e c'è necessità di un accordo quadro sui servizi che renda uniforme tutte le iniziative sul territorio. Durante il convegno Urtofar "Il ruolo della farmacia nel Ssr. Attualità e prospettive", che si è svolto a Firenze domenica mattina, alla presenza di tutti i vertici anche nazionali della categoria, il confronto con le istituzioni è stato molto schietto. I titolari chiedevano risposte chiare e, come ha sottolineato il moderatore Francesco Giorgino, talvolta nella gestione della cosa pubblica all'etica delle convinzioni deve subentrare quella delle responsabilità, che consente di rivedere le proprie idee per il bene comune. Sarà possibile che questo accada in Toscana, dove gli interlocutori si chiamano Enrico Rossi, Luigi Marroni o Loredano Giorni? Pare di sì, con le dovute cautele, visto che siamo in piena campagna elettorale. «La farmacia dei servizi deve diventare realtà», ha spiegato il presidente Rossi, «e la distribuzione diretta è coerente con gli obiettivi di risparmio che ci siamo dati, ma se la spingiamo troppo facciamo venire meno il rapporto tra cittadini e farmacie. Compriamo quindi noi i farmaci con le gare e con l'Estav unico regionale e poi li facciamo distribuire in farmacia». Il presidente di Urtofar, Marco Nocentini Mungai, ha ricordato che oggi il 40% dei farmaci rimasti in distribuzione nelle farmacie territoriali costa da 1 a 5 euro e il 40% tra i 5 e i 10 euro: la distribuzione diretta, che negli anni ha continuato a crescere, non ha più alcun senso, con i costi aggiuntivi che comporta per il Ssr. Loredano Giorni, responsabile del Servizio farmaceutico regionale, ha ribadito che certe misure, anche drastiche, sono state prese in Toscana perché la Convenzione è scaduta da troppi anni e la modifica della remunerazione delle farmacie continua a essere rimandata. «A livello nazionale ci penseranno i vertici del sindacato ad accelerare i processi sulla Convenzione e la remunerazione. A livello regionale siamo pronti a sederci a un tavolo e a discutere», ha concluso Nocentini Mungai, «non ci illudiamo che la legge 405 possa essere cancellata ma vorremmo una regolamentazione della distribuzione diretta, un accordo quadro regionale sui servizi, innanzitutto sul Cup, con una remunerazione sostenibile per la farmacia, e una sperimentazione regionale sulla pharmaceutical care». Un impegno chiaro lo ha preso l'assessore alla Salute Luigi Marroni: «La legge 405 è del 2001, è nata quando la spesa farmaceutica era fuori controllo. Oggi possiamo studiare forme più innovative di Dpc e limitare la diretta alle dimissioni dall'ospedale». Il tempo della diretta straripante è davvero finito?

Laura Benfenati

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