Liberalizzazioni, un editoriale riaccende la polemica
In attesa che il disegno di legge del Governo sulle liberalizzazioni intraprenda il suo cammino parlamentare, dove a giudicare dalle più recenti prese di posizione politiche, non sono da escludere interventi e modifiche, sui giornali si susseguono prese di posizione ed editoriali che commentano il testo "partorito" dal Consiglio dei ministri. L'ultimo in ordine di tempo arriva dal Corriere della sera dove Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, notoriamente liberisti, hanno accusato il Governo e il premier Renzi di eccessiva timidezza, auspicando il recupero dei provvedimenti cancellati all'ultimo momento e l'inserimento di altri che erano stati dimenticati. I due editorialisti si riferiscono, tra le altre, alla norma sui «medicinali di fascia C la cui vendita veniva liberalizzata dal testo del Mise, e che il ministro Lorenzin ha bloccato». La questione, secondo l'editoriale del Corriere della Sera è che «le barriere alla concorrenza danneggiano soprattutto i giovani, che non riescono a entrare in mercati protetti a favore di chi vi è già dentro». Un'opinione evidentemente poco gradita ai farmacisti come si evince da un articolo firmato dall'avvocato Claudio Duchi sul sito Iusfarma. «La presa di posizione dei due autorevoli economisti in se non sorprende» commenta Duchi «trattandosi di esponenti di punta della corrente liberista, ma ancora una volta lascia perplessi il carattere perentorio e apodittico delle loro conclusioni. I due, infatti» continua l'avvocato «non paiono neppure sfiorati dal dubbio che vi possa essere una opinione contraria alla loro fondata non soltanto su interessi corporativi ma su valutazioni che tengano conto della articolazione della realtà e delle differenze che rendono problematiche le soluzioni troppo semplici tra le quali, ad esempio, quella tra i farmaci e tutti gli altri prodotti. Forse i nostri» conclude la risposta Duchi «non si sono accorti che coerenza con le loro idee vorrebbe che anche le cattedre universitarie che occupano o che hanno occupato andrebbero liberalizzate, con rinnovi annuali degli incarichi che impediscano l'insediamento a tempo indeterminato. Se sembra troppo riferita a tutta l'Università, si potrebbe limitare la liberalizzazione agli economisti che, è innegabile, negli ultimi tempi non hanno dato una gran prova di sé».
Marco Malagutti
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