Da assemblea Federfarma posizione unanime su capitali. Preoccupate rappresentanze locali
Il 25% delle farmacie è in difficoltà economico-finanziario, e, in questo contesto, risulta complicato gestire l'ingresso del capitale. È questa la preoccupazione che si avverte tra alcuni titolari e rappresentanze locali e che ben è stata espressa da Elisabetta Borachia, presidente di Federfarma Liguria, all'indomani dell'assemblea di Federfarma di ieri, nella quale è stata votata all'unanimità una delibera su posizione e mosse da tenere in relazione al Ddl concorrenza uscito dal consiglio dei Ministri del 20 febbraio. «Nel corso dell'assemblea è emerso che il consiglio di presidenza ha preso atto dell'ingresso del capitale, contrariamente, da quanto mi risulta, alla iniziale posizione di contrarietà espressa da una nota emanata quando era ancora in corso il consiglio dei ministri, e ha fissato una serie di paletti e interventi sui decisori politici. Ma la preoccupazione è tanta per una serie di motivazioni» spiega Borachia «e mi chiedo se a livello di sistema e di rappresentanza siamo effettivamente pronti ad affrontare tale cambiamento. È cosa nota che sono molte le farmacie in difficoltà e che il nostro universo di fatto è composto da tanti singoli professionisti e singole imprese. Non si può ignorare che abbiamo a che fare con 17mila farmacie fatte di persone magari in difficoltà, magari vicini alla pensione, ciascuno in una diversa situazione, che potrebbero ragionare più che in una logica di sistema in un certo senso da padri di famiglia. Difficile quindi riuscire a governare una tale realtà, tanto più che credo che una strategia, una politica difensiva andasse impostata già da molto tempo, perché dell'ingresso del capitale non è certo la prima volta che se ne parla». Una risposta «per affrontare la scossa può venire dalle cooperative: andare verso catene di farmacisti può essere un sogno ma è chiaro che bisogna lavorare per l'obiettivo e credo che questo sia un modo per armarsi e difendersi dall'ingresso di grossi gruppi e catene». Alla luce di questa situazione «ci vorrebbe, anche per elaborare al meglio un piano d'azione, una strategia di sistema, una sorta di task force di tecnici, economisti in primis, in grado di portare una logica imprenditoriale di più ampio respiro, per studiare l'impatto delle misure, per capire che cosa è necessario per la sostenibilità della farmacia». Anche perché da sfondo non ci sono solo «le nuove aperture previste dal concorso straordinario» ma c'è anche la crisi di Credifarma, in un momento in cui invece «ci sarebbe un gran bisogno di una finanziaria ad hoc, in mano al sindacato, che sia in grado di presidiare, di intervenire finanziariamente, di supportare anche a livello di progettualità, di idee imprenditoriali e gestionali, le farmacie in difficoltà». Conosco la realtà della mia regione, conclude Borachia, «tante sono le farmacie in difficoltà, e quello che posso dire è che non so se possono aspettare ancora, soprattutto non vedendo prospettive».
Francesca Giani
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