Assofarm: rispondere con l’innovazione a stimoli riformatori della politica
La farmacia italiana avrà un futuro se saprà influenzare il cambiamento istituzionale, ma soprattutto se riuscirà ad avere una ragion d'essere in una società mutata e questo significa passare da una logica di difesa delle posizioni attuali per rispondere in maniera competitiva al quadro mutato del mercato e dell'assetto sanitario pubblico. Anche perché occorre iniziare a rispondere positivamente agli input riformatori che arrivano dalla politica. L'appello arriva da Venanzio Gizzi, presidente Assofarm, che in un editoriale rende conto delle riflessioni emerse finora da un tavolo conoscitivo e di confronto sul Ddl concorrenza che l'associazione ha promosso coinvolgendo anche esperti di farmaceutica, commercialisti, giornalisti. E da Gizzi viene definita anche una linea di lavoro in tre mosse: «diventare noi stessi soggetti più grandi in termini di capacità manageriali, fatturati, farmacie possedute da un'unica azienda. Da tempo parliamo di unioni tra azienda farmaceutiche pubbliche, gruppi di acquisto e gestioni unificate di funzioni amministrative. È ora di passare ai fatti». D'altra parte, «oggi noi riteniamo ineluttabile (e peraltro non del tutto negativo) che il futuro richiederà maggiore concentrazione aziendale, maggiore diversificazione delle compagini societarie, ma anche più territorialità e più componente consulenziale per le farmacie». Poi c'è il capitolo innovativi, per i quali c'è la «necessità di specifici aggiornamenti professionali da parte dei farmacisti territoriali» ma al contempo «una questione di vigilanza»: «le farmacie ospedaliere distribuiscono in una sola volta grandi quantità di farmaci», il cui valore «può superare i mille euro a pillola» ed è quindi necessario «un controllo rigido sulla corrispondenza tra volumi di medicinali distribuiti e tempo di consumo» anche per non «favorire il mercato illegale». E poi naturalmente non può mancare un'azione per «regolamentare l'entrata del capitale nella farmacia», mettendo dei paletti «a tutela del pluralismo del mercato», quali «limiti al numero di farmacie possedute da un unico soggetto o limiti alla percentuale di proprietà che un socio di capitale potrà possedere». Oltre a «richiamare la necessità di rispettare le incompatibilità tra professioni farmacista e medica, già esistenti nella normativa vigente». D'altra parte, è la conclusione, «se davvero crediamo che la rete nazionale delle farmacie comunali abbia dei vantaggi competitivi, dobbiamo concretizzarli in maniera aderente a una realtà diversa dall'attuale».
Francesca Giani
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