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Politica e Sanità

18 Aprile 2015

Rimborsabilità, Stato e Regioni ampliano famiglie di scelta del prezzo più basso


Un solo prezzo per ogni patologia? Potrebbe accadere con le medicine visto quanto è scritto nell'intesa stato-regioni. L'accordo in dirittura d'arrivo prevede al punto D1 che il servizio sanitario paghi il farmaco a prezzo più basso non più all'interno della stessa categoria terapeutica omogenea, concetto già "vasto" previsto dal Patto Salute 2014, ma all'interno di una classe, presumibilmente più ampia, di "medicinali terapeuticamente assimilabili". La nuova "superclasse" sarà individuata di concerto con i rappresentanti dei produttori. Saranno identificati "cluster" di medicinali con lo stesso effetto, coperti o meno da brevetto, e saranno valutati i sottogruppi di confezioni che consentono la stessa intensità di trattamento per una data patologia (o la dispensazione dello stesso valore di Defined Daily Dose); quindi, sarà fissato il prezzo massimo di rimborso al prezzo della confezione meno costosa. Il resto lo paga il cittadino. Per inciso, le Regioni vorrebbero inasprire ulteriormente questa disciplina e negli emendamenti all'intesa che si discuteranno il 23 aprile prossimo qualcuna chiede di non pagare nemmeno il prezzo del generico, per i farmaci che non scendono al prezzo più basso, e che si valuti di relegare quei medicinali in fascia C.
 «Anche il semplice mettere a carico del paziente la differenza di costo in realtà potrebbe essere rilevante ed avere infinite conseguenze sull'aderenza e persistenza in terapia», afferma Marco Cambielli, vicepresidente Snamid ed esperto di farmacologia, che trova complessa ed inquietante la novità, «perché non è definito in alcun modo il criterio di assimilabilità né nell'intesa né nell'ordinamento italiano; non solo, non è definito nemmeno negli altri stati a che io sappia, in pratica è stato introdotto ex novo. Già» continua Cambielli «era un salto di qualità il criterio delle categorie terapeutiche omogenee previsto per il nuovo prontuario nel Patto Salute del 2014 e da attuare entro dicembre di quest'anno; infatti voleva dire che non si dispenserebbe il prodotto a prezzo più basso nell'ambito di quelli a base di uno stesso principio attivo
bensì il prodotto meno costoso nell'ambito di un'intera classe terapeutica. E questo già si presta a interrogativi perché ad esempio tra Ace-inibitori con analogo meccanismo d'azione ci sono principi con certi effetti e altri con effetti del tutto diversi e sono rarissimi anche a livello internazionale studi di efficacia e sicurezza "head to head", che confrontino i diversi principi della stessa famiglia. Se allarghiamo a più famiglie l'ambito di scelta, magari rimborsando uno tra diuretici, Ace inibitori, beta e alfa bloccanti, sartani e calcio antagonisti, quasi nulla conosciamo dei criteri di confronto relativi ai profili di efficacia, sicurezza, farmacocinetica e farmacodinamica». Un salto nel buio? «E' una strada difficile e per di più, a quanto pare, imboccata con le industrie ma non con i medici, i soli che conoscono l'efficacia clinica per singoli gruppi di pazienti, in base alla quale, arguisco, si vorrebbe rendere assimilabile un super- insieme di medicinali. Se si vuole risparmiare meglio sarebbe fare come in Francia dove il rimborso dei farmaci è commisurato al servizio medico reso ("Service médicale rendu") che può essere "forte", "medio" o "debole" a seconda del farmaco».

Mauro Miserendino

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