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Politica e Sanità

22 Aprile 2015

Mandelli: soddisfatto del vasto consenso. Ora continuare a valorizzare la professione


Continuare a valorizzare la figura e il ruolo professionale del farmacista. È questa la priorità per il riconfermato presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani, Andrea Mandelli, all'indomani della sua elezione. Un empowerment più che mai necessario, come spiega nella sua intervista a Farmacista33, alla luce della congiuntura economica sfavorevole per il comparto farmaceutico. Quanto al destino del Ddl concorrenza per il presidente Fofi è difficile fare previsioni, quello che è certo, spiega, è che «faremo presente tutti i possibili punti di caduta di una norma che viene a stravolgere l'assetto attuale».

Presidente Mandelli un'altra riconferma per il triennio 2015-2017. Come si accinge a questo incarico? Quali le priorità del suo mandato?
Con la soddisfazione di aver ricevuto un vasto consenso alla linea seguita dalla Federazione in questi anni e con la consapevolezza che ci è stato chiesto di continuare in questo percorso di valorizzazione della figura e del ruolo professionale, che è "la" priorità. E questo in presenza di un'opposizione che, a sua volta, è il segno della vitalità del dibattito interno alla Federazione.  Valorizzare la professione significa farla evolvere in sintonia con i bisogni sanitari del paese e con il radicale mutamento che sta attraversano lo stesso concetto di terapia farmacologica. Questo richiede non soltanto la messa a punto di strumenti professionali innovativi per il nostro paese, ma anche una rivisitazione conseguente del Corso di Laurea e dell'Esame di Stato. Ma questo empowerment del farmacista risponde anche alla congiuntura economica sfavorevole per il comparto farmaceutico e, direi, per la sanità nel suo complesso. È mostrando la capacità del farmacista di generare salute e recupero di risorse attraverso nuove prestazioni che si può risolvere la sofferenza del servizio farmaceutico e porre le basi per una maggiore presenza nel processo di cura sul territorio, ma anche nell'ospedale e nelle strutture assistenziali.

Il periodo pre-elettorale è stato caratterizzato dalle posizioni dell'Anac di Raffaele Cantone sulla presunta incompatibilità delle cariche, che hanno portato alle dimissioni i suoi colleghi Bianco e Silvestro. Alla fine la giunta del Senato ha deciso a vostro favore. Come valuta le considerazioni dell'Anac? Ritiene ci possano essere conflitti di qualche tipo nell'esercitare un doppio incarico di questa importanza?
Come ho detto più volte, la Federazione era allineata al dettato della Legge da molto tempo: è dal 2004 che le funzioni di indirizzo politico e di gestione amministrativa dell'ente sono nettamente distinte. A fronte dei rilievi mossi con la prima delibera in materia abbiamo chiesto noi stessi una precisazione all'ANAC e dalla sua risposta - una nuova delibera che annullava la precedente - sono emersi due elementi fondamentali: l'incompatibilità sussiste solo con le responsabilità gestionali e la decisione spetta alla Giunta delle elezioni del ramo del Parlamento competente. In linea generale non riesco a vedere conflitti di interesse superiori a quelli di qualsiasi altro parlamentare che, per il solo fatto di essere una persona ha un lavoro, degli interessi e dei rapporti sociali. Credo che sia fondamentale la trasparenza, in questo senso, non la ricerca della totale estraneità del parlamentare a qualsiasi coinvolgimento nella vita di tutti giorni. Si è parlato per decenni dell'apporto della società civile alla politica e quando avviene questo travaso si pensa all'incompatibilità?

Il tema all'ordine del giorno per la categoria è lo scenario che disegnerà il Ddl concorrenza nella sua versione definitiva. Quali sono i suoi timori per la professione di farmacista? Pensa che ci siano margini di miglioramento?
Il timore principale è che possa venirne uno snaturamento innanzitutto del ruolo di tutela del professionista nei confronti del cittadino-paziente. Tutela che si può esercitare soltanto se si gode di piena autonomia nell'esercizio della professione. Vorrei ricordare che vanno in questa direzione sia previsioni come quella dell'Austria, che prescrive che sia il farmacista a detenere il controllo economico della società che eventualmente possieda la farmacia, o la legislazione britanniche, prevede norme molto stringenti a tutela dell'autonomia e indipendenza del farmacista nelle scelte professionali. Come si vede, pretendere che la farmacia non sia soggetta alle stesse leggi del profitto e della concorrenza che reggono le attività commerciali non è una difesa di casta, ma una preoccupazione condivisa anche nei paesi più liberali. A vantaggio del cittadino, prima ancora che del professionista. Quanto all'assetto definitivo della norma, è difficile fare previsioni, ma è certo che faremo presente tutti i possibili punti di caduta di una norma che viene a stravolgere l'assetto attuale, a cominciare dalla disciplina delle incompatibilità che la Legge attuale prevede.

Marco Malagutti

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