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Politica e Sanità

09 Maggio 2015

Ddl concorrenza, indagine: tra i primi player distribuzione intermedia e sanità ambulatoriale


Una prima spinta all'ingresso del capitale in farmacia può arrivare, nel breve periodo, dalla distribuzione intermedia, sia capitalistica sia cooperativa, e dalla sanità ambulatoriale, che può essere interessata a costituire reti nelle vicinanze dei propri punti di accesso, mentre un'azione dalle banche potrebbe richiedere tempi più lunghi e la Gdo sembra meno interessata al momento in mancanza di interventi sulla pianta organica. Questi alcuni degli spunti emersi nel corso dell'intervento "Ddl concorrenza: un nuovo scenario per la farmacia e per la professione del farmacista con l'ingresso del capitale" di Erika Mallarini, Public Management & Policy Departement, Sda Bocconi, nella cornice di Farmacista Più, in corso a Milano, durante il quale è stato presentato il risultato di un'indagine condotta su 32 paesi che ha confrontato che cosa accade in presenza o in assenza del capitale nell'ambito delle farmacie e ha effettuato interviste a 80 player istituzionali (30 nazionali e 50 internazionali) coinvolti nel processo di liberalizzazione. «In tutta Europa» spiega «le farmacie indipendenti sono il 54%, mentre il resto è collegato a gruppi, con un 27% rappresentato dalle catene virtuali, 16% dalle catene proprietarie - di queste il 46% ha più di 50 punti vendita - e 4% farmacie pubbliche. Con una gran parte degli attori che sono quelli già presenti in Italia». «In termini di tipologie di proprietà» dall'indagine emerge che «la più forte spinta all'ingresso del capitale in farmacia deriva dalle banche: in una situazione di circa 5.000 farmacie in sofferenza, sono almeno 3000 quelle di cui sono riconosciuti crediti inesigibili. L'operazione potrebbe avvenire attraverso la creazione di private equity, ma certamente non realizzarsi in tempi brevi». Azione più immediata può essere quella della «distribuzione intermedia, sia capitalista sia cooperativa, sotto la motivazione del rientro dei crediti e, per le cooperative, anche della tutela delle farmacie: questi sono i soggetti che a breve termine - se il decreto rimane così com'è, cioè senza porre limitazioni a questo livello - probabilmente potrebbero andare a creare le prime reti, mentre per quanto riguarda la grande distribuzione in assenza di modifiche alla pianta organica difficilmente può essere fortemente motivata». Invece, «ci sono già i piani strategici di aziende che appartengono alla sanità ambulatoriale, che stanno valutando di attivare reti di proprietà soprattutto nelle aree dei loro punti prelievi e di accesso». Ma in generale, è la conclusione, «non basta aprire al capitale per dire che si creeranno delle reti: a determinare l'evoluzione in questa direzione è il sistema complessivo in cui la liberalizzazione avviene, che comprende variabili come pianta organica, eventuali limitazioni alla proprietà, e così via».

Francesca Giani

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