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Politica e Sanità

16 Maggio 2015

Ddl concorrenza continua iter alla Camera. Guidi: da liberalizzazioni spinta a crescita Pil


"Tale misura potrebbe garantire lo sviluppo di adeguate economie di scala e di rete e la nascita di nuovi modelli di business, che potranno riverberarsi in una riduzione dei costi della distribuzione a beneficio dell'utenza, analoghi a quelli sperimentati in altri paesi europei". Sono queste le parole dell'Antitrust, riferite alla rimozione del limite delle 4 licenze attualmente previsto, in capo a una identica società, che hanno largamente ispirato l'articolo 32 del Ddl concorrenza. A riferirle il servizio studi della Camera che ha analizzato il testo attualmente all'esame delle Commissioni congiunte Finanze e Attività produttive di Montecitorio, che entro l'estate dovrebbe verosimilmente arrivare al traguardo. L'analisi del Servizio studi si sofferma anche sul documento sugli squilibri macroeconomici della Commissione europea, che in riferimento al famigerato articolo 32, quello che prevede l'ingresso di società di capitale nella titolarità, sottolinea che "per quanto riguarda la distribuzione dei prodotti farmaceutici, il disegno di legge rimuove il divieto di possedere più di quattro farmacie e consente anche alle società di essere titolari di farmacie. Tuttavia non sopprime il regime di quote, non apre il mercato dei farmaci con ricetta obbligatoria ma non rimborsati dal sistema sanitario e non pone rimedio alle strozzature alla diffusione di farmaci generici indicate dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato". E proprio all'Europa guarda il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi che in un editoriale pubblicato sul Wall Street journal ribadisce come il testo del Ddl concorrenza sia un passo decisivo per rendere l'Italia un paese più attrattivo nei confronti degli investimenti esteri. Il disegno di legge sulla concorrenza, spiega Guidi, ha per obiettivi quelli di «rimuovere gli ostacoli alla competizione sul mercato e di aumentare la possibilità di scelta da parte dei consumatori, offrendo nel contempo nuove opportunità di investimento per imprenditori che abbiano la necessaria visione». Le liberalizzazioni, ha scritto ancora Guidi, «secondo stime dell'Ocse, potrebbero invece dare una spinta alla crescita del Pil pari al 2,6% in 5 anni e contribuire a liberare risorse per nuovi investimenti e creare nuovi posti di lavoro, rendendo anche più sostenibile l'onere del debito pubblico».

Marco Malagutti

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