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Politica e Sanità

20 Maggio 2015

Farmaci per epatite C, nella querelle Aifa-Toscana anche i pazienti dicono la loro


È una vera e propria 'fuga in avanti' quella della Toscana, che ha deciso di dare a tutti i pazienti i nuovi 'superfarmaci' in grado di sconfiggere l'epatite C. La decisione da Firenze arriva quando le altre Regioni fanno fatica a dare la terapia anche a coloro che ne avrebbero diritto, con le associazioni di consumatori sul piede di guerra dopo la notizia di pochi giorni fa di una inchiesta in corso a Torino. A gelare le speranze dei pazienti toscani è però l'Aifa, che contesta legittimità e cifre. Secondo la delibera approvata in Toscana si stima che siano 26.224 (pari allo 0,7% della popolazione toscana) i pazienti con infezione da virus dell'epatite C che potrebbero essere curati con le nuove terapie, che in poche settimane eliminano il virus dall'organismo. Un ciclo di trattamenti, il cui prezzo è stato oggetto di una contrattazione estenuante da parte dell'Aifa, si aggira intorno ai 30.000 euro a paziente. Per la Regione la spesa è stata valutata in 60 milioni di euro nel triennio 2015-2017. «Si tratta - si legge in una nota della Regione Toscana - di una spesa notevole per le casse regionali. Va però considerato che bloccare la progressione del danno epatico in uno stadio precoce risolve definitivamente la malattia, riduce il rischio di diffusione ed evita tutte le spese derivanti dal trattamento della malattia». La decisione della giunta toscana non convince però il direttore generale dell'Aifa Luca Pani e si inserisce in un quadro molto complesso. Dopo la trattativa sul farmaco, l'Aifa ha individuato una serie di requisiti per la somministrazione, privilegiando prima i pazienti più gravi, per i quali il Governo ha stanziato un miliardo di euro in tre anni. A cinque mesi dalla decisione però ancora non si è a pieno regime neanche per questo ristretto numero di persone. «Per quanto riguarda la situazione nel resto d'Italia - spiega Ivan Gardini, presidente di EpaC Onlus, la principale associazione di pazienti - sappiamo che i pazienti trattati sono circa 7mila, un numero molto basso rispetto ai 20-25mila che avrebbero diritto al trattamento e che rischiano di morire. Si sta andando troppo lentamente, e ancora manca il decreto del Governo che ripartisce il fondo straordinario tra le Regioni, che per ora anticipano i soldi di tasca propria». E sulla 'trovata' del Presidente della Toscana, Gardini poi aggiunge: «Dal punto di vista dei pazienti è un sogno incredibile, ma Pani riporta alla realtà perché parla con le cifre alla mano. Dove prende la Toscana tutti i soldi che servirebbero? Dai risparmi o da nuove contrattazioni sulle gare di acquisto per avere prezzi migliori su questi farmaci? Ma in queste domande che mi pongo, si racchiudono spunti delicati, perché da una parte significherebbe che Aifa non è in grado di ottenere buoni prezzi e dall'altra che si rimette in discussione tutto il sistema. Voglio dire che se fosse vero che le aziende farmaceutiche possono giocare su più tavoli, allora non avrebbe più senso un contratto nazionale e vorrebbe dire che tutte le regioni possono negoziare autonomamente i propri prezzi dei farmaci. Ci stiamo veramente chiedendo come funziona davvero in Italia questo processo, visto che una Regione si può permettere di avere un'idea simile». E c'è poi anche il problema della somministrazioni dei suddetti farmaci ai malati che arriverebbero in Toscana per le cure e che, per averle, avrebbero bisogno della residenza. «Tutti questi dubbi  - conclude Gardini - essendoci di mezzo una campagna elettorale, ci lasciano molto perplessi perché non sono state fornite sufficienti garanzie a sostegno di questa sia pur meritoria iniziativa. Se vale questo far-west per l'epatite C, allora vale per ogni altro farmaco. Strumentalizzare una patologia e le speranze dei pazienti è una cosa grave che non va fatta».

Rossella Gemma

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