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Politica e Sanità

26 Maggio 2015

Epatite C, nuova approvazione Aifa. Resta il problema prezzi


Con l'approvazione da parte di Aifa del regime terapeutico 3D messo a punto da AbbVie, che prevede la combinazione di tre agenti antivirali ad azione diretta, si completa l'arsenale a disposizione degli epatologi per affrontare l'epatite C. «Abbiamo ora la possibilità di personalizzare meglio la terapia per i pazienti e disponiamo di un buon numero di farmaci che sono in grado di colpire efficacemente tutti i genotipi del virus» spiega il presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali, Giampiero Carosi; «le percentuali di successo sono molto efficaci e hanno un basso livello di interazioni. Ora il problema fondamentale non è più quello cinico ma è legato all'alto costo delle terapie». È il capitolo più controverso dell'intera vicenda: le associazioni dei pazienti denunciano da un lato il fatto che, dei 20mila pazienti che avrebbero diritto ai farmaci innovativi, meno di un quarto li avrebbero effettivamente ricevuti; ma oltre a questo rilanciano e chiedono che tutti i malati, anche quelli meno gravi, possano essere curati. «Siccome si tratta di una terapia eradicante - sostiene Carosi - dal punto di vista scientifico dovremmo ovviamente trattare tutti i pazienti che hanno l'infezione, impedendo che proceda verso la cirrosi ed evitando così numerosi decessi. Però c'è un problema di compatibilità economica e il Ssn non può destinare tutte le risorse all'epatite C quando ci sono, per esempio, numerosi farmaci salvavita in ambito oncologico, anch'essi molto cari, che devono essere dati ai malati».
Tuttavia, l'esperto indica alcune possibili soluzioni: «Prima di tutto è importante disporre di diversi farmaci, molti li abbiamo già e altri arriveranno nei prossimi anni; in secondo luogo sarebbe bene che il prezzo venisse stabilito dall'Ema, l'Agenzia europea che per ora può solo registrare i farmaci, mentre aste europee per l'acquisto potrebbero ottenere condizioni più favorevoli; infine bisognerebbe convincere le aziende a differenziare i prezzi in base alle necessità e a riconoscere il fatto che in Europa potrebbero essere applicati degli sconti rispetto agli Usa, visto che da noi i farmaci vengono pagati dalla mutualità generale».

Renato Torlaschi

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