Credifarma: Di Iorio verso presidenza ma Piano industriale ancora da condividere
L'ultimo passaggio dovrà arrivare dall'assemblea dei soci, il 24 giugno, per la conferma definitiva di Michele Di Iorio, presidente di Federfarma Campania, alla guida di Credifarma, dopo il voto al consiglio delle Regioni, che ha visto - su 42 membri - 25 consiglieri presenti, e di questi 16 che hanno votato a favore e 9 astenuti. E sull'operazione di Credifarma rimangono perplessità e preoccupazioni in particolare per una «mancanza di trasparenza della gestione della proprietà». Da Di Iorio, come si legge sulla comunicazione di Federfarma, arriva la conferma di un grande impegno: «si tratterà ora di sviluppare un programma che riporti Credifarma al centro delle attenzioni del mondo finanziario». Ma il clima è di preoccupazione: «Quelli nominati nell'organigramma sono tutti colleghi che stimo e sono certo faranno al meglio» spiega Augusto Luciani, presidente di Federfarma Umbria, tra coloro che erano presenti al Consiglio e si sono astenuti «ma non ci si può chiedere di venire a votare solo sulla base di una dichiarazione di intenti, che certo sono condivisibili, ma senza permetterci di conoscere la strada che porta a quegli obiettivi, i numeri alla base del progetto. Solo un paio di settimane fa sono venuto a conoscenza dei nomi; ho visto la due diligence, ma non ho avuto, in tutto questo tempo, modo di consultare e studiare il piano industriale. E guardi che normalmente sono o a favore o contro una cosa: ma io e altri colleghi siamo rimasti nel consiglio delle regioni per dovere istituzionale, per senso di responsabilità, altrimenti sarebbe mancato il numero legale e sarebbe stato un gran pasticcio. Detto questo, però, di certo non potevamo dare il nostro voto a un piano che non ci è stato fatto conoscere». E poi una riflessione: «che Credifarma sia controllata dai farmacisti, da noi, è estremamente importante, soprattutto alla luce del Ddl concorrenza, che cambierà la farmacia e la sua storia. È una questione delicata e seria». E per questo, ma anche per la crisi e per i cambiamenti all'orizzonte, «il momento è di quelli che richiedono unità in primo luogo dentro il sindacato: e ci vuole, per crearla, condivisione. Il decisionismo non è calare le cose dall'alto, ma deve partire da un confronto serio e aperto». E l'unità «va ricercata anche all'esterno, con tutta la categoria, anche con gli altri organi, come la Fofi».
Francesca Giani
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