Politica e Sanità
17 Giugno 2015Stimolare l'attività di rilevazione dei farmacisti sulle interazioni, non solo tra farmaci ma anche con fitoterapici, integratori, e alimenti, in particolare nel caso di pazienti in politerapia, valorizzare il ruolo sociale della farmacia, ma anche il contributo alla comunità scientifica e alla collettività che può dare attraverso studi osservazionali radicati sul territorio, offrendo un livello di monitoraggio al di fuori dei tradizionali contesti di indagine, quali quelli ospedalieri, ma anche un punto di osservazione più ampio sui pazienti, che possono ricorrere ad automedicazione e ad altri prodotti. Sono questi alcuni degli obiettivi del progetto lanciato in collaborazione tra Federfarma Modena e l'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, che prevede il coinvolgimento delle farmacie del territorio. «Il progetto si articola in diversi step» spiega Silvana Casale, presidente di Federfarma Modena, «in una prima fase, della durata di dodici settimane, che segue al corso di formazione, nelle farmacie di comunità viene somministrato ai pazienti in politerapia un questionario per rilevare situazioni di potenziale rischio e raccogliere dati che poi saranno analizzati dall'università. Nello step successivo, che partirà al termine di un secondo corso di formazione e durerà altre 12 settimane, le farmacie potranno utilizzare il software messo a punto dall'Università, che, rispetto agli strumenti di farmacovigilanza attualmente a disposizione, ha la caratteristica di riportare le interazioni tra più farmaci - e non solo tra due - e di valutare le interazioni anche rispetto ad altri prodotti, fitoterapici o integratori, e agli alimenti». Il software, come si legge sui quotidiani locali, «si basa su quattro fonti di dati: foglietti illustrativi, studi clinici, studi in vitro, case reports» e permette anche di «tenere in debito conto i principi attivi non presenti nel prontuario, ma molto presenti nel 'real world'». Tra gli obiettivi del progetto c'è anche quello di valutare, continua Casale, «come cambia l'attività di farmacovigilanza con l'utilizzazione di questo strumento». Un progetto importante «anche perché, attraverso la partecipazione a uno studio osservazionale, dà una connotazione scientifica alla farmacia di comunità e soprattutto ne valorizza il ruolo anche nella direzione di servizi alla collettività. Il progetto proseguirà per sei mesi e si concluderà nel 2016 con l'analisi dei dati raccolti».
Francesca Giani
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