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Politica e Sanità

24 Giugno 2015

Garante privacy: dati a rischio da telemedicina a Cup


Tutto ruota intorno a una raccolta onnivora di dati ma la vulnerabilità dei dati è vulnerabilità delle nostre persone. È questa la premessa alla base dell'attività del Garante della Privacy, che ha presentato ieri la Relazione sull'attività del 2014, indicando anche le prospettive di azione. In una «società digitale noi siamo i nostri dati» è stata la riflessione del presidente del Garante, Antonello Soro e proprio dalla vulnerabilità «occorre partire per ricercare nuove e più efficaci forme di tutela delle nostre libertà». E così «dalla telemedicina alle consultazioni politiche on-line; dalla giustizia telematica al fascicolo sanitario elettronico; dalla videosorveglianza ai social network», «non c'è dimensione della vita, privata e pubblica, che non presupponga un trattamento di dati personali e non richieda solide garanzie». Ma «garantire la sicurezza è sempre più difficile, considerato l'aumento esponenziale della criminalità informatica». Per quanto riguarda il «settore sanitario: la conservazione digitale della cartella clinica, la refertazione on-line, il fascicolo sanitario ed il dossier sanitario sono alcuni dei nostri principali interventi». In particolare sul settore sanitario a essere interessati dall'attività del Garante, come si legge nel rapporto, sono stati «i trattamenti per finalità di cura, l'informativa e il consenso al trattamento dei dati sanitari, il Fascicolo sanitario elettronico e i dossier sanitari, la tutela della dignità della persona, i referti e la documentazione sanitaria, accertamento dell'infezione da Hiv, il trattamento di dati sanitari raccolti attraverso apparecchiature diagnostiche, i trattamenti di dati sanitari per fini amministrativi», compreso il cup, anche in farmacia. Più nel dettaglio, in tema di Fse, sono diverse le segnalazioni arrivate, ma il documento ribadisce le indicazioni: «la richiesta di uno specifico consenso in relazione al trattamento di informazioni particolarmente delicate (come quelle concernenti la sieropositività, l'interruzione volontaria di gravidanza, la violenza sessuale, la pedofilia, l'uso di sostanze stupefacenti, il parto in anonimato); una più netta distinzione fra consenso all'alimentazione e consenso alla consultazione del Fse per finalità di cura; l'oscuramento dell'oscuramento; la previsione di accesso al Fse solo da parte del personale che abbia effettivamente in cura il paziente e per il tempo a ciò necessario; l'introduzione di un meccanismo di avviso tempestivo del Garante in caso di cd. data breach». Mentre, «sul versante del dossier sanitario, data la vasta diffusione di tale strumento sul territorio nazionale e le diverse segnalazioni ricevute, si sono resi necessari numerosi interventi da parte dell'Autorità. In proposito, si ricorda che il dossier sanitario viene costituito presso un organismo sanitario in qualità di unico titolare del trattamento al cui interno operino più professionisti (ad es., ospedale o azienda sanitaria) e contiene informazioni inerenti allo stato di salute di un individuo relative ad eventi clinici presenti e trascorsi (ad es., referti, documentazione relativa a ricoveri, accessi al pronto soccorso) volte a documentarne la storia clinica». Inoltre, fa ancora il punto il rapporto, «attività istruttorie sono state svolte in merito al trattamento dei dati personali effettuato in fase di prenotazione delle prestazioni sanitarie, prestando particolare attenzione alle attività poste in essere al riguardo dai centri unici di prenotazione (cup) e dalle farmacie convenzionate con le strutture sanitarie». Infine, «l'Autorità ha attivato anche un tavolo di lavoro con l'Agenzia delle entrate in merito alla questione relativa alla presenza di diciture che riportano in modo descrittivo la tipologia dei dispositivi medici e delle prestazioni sanitarie nello scontrino fiscale e nella fattura rilasciati per il relativo acquisto o erogazione».

Francesca Giani

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