Cergas, spesa farmaceutica transita sempre meno dalle farmacie in convenzionata
L'assistenza farmaceutica ha dato un contributo importante alla tenuta dei conti in sanità, ma la spesa è sempre più generata dagli acquisti da parte di aziende sanitarie e meno dalla distribuzione per tramite di farmacie aperte al pubblico: più delle metà della spesa non transita dalle farmacie (o vi transita attraverso la Dpc). Sono questi alcuni dei risultati che emergono dal 35esimo rapporto dell'Osservatorio sui farmaci del Cergas. Secondo il documento, l'«incidenza della spesa farmaceutica sulla spesa Ssn, inclusi i farmaci acquistati dalle aziende sanitarie, è calata dal 18,2% nel 2011 al 15,3% nel 2013». Ma, dato interessante è anche il mix della spesa che ha subito una notevole variazione: «sempre più generata dagli acquisti da parte di aziende sanitarie e meno dalla distribuzione per tramite di farmacie aperte al pubblico. I farmaci acquistati da aziende sanitarie pubbliche rappresentano oggi il 47,5% della spesa complessiva per farmaci a carico del Ssn (contro il 18,2% nel 2001). Se si considera che non vengono conteggiati i farmaci acquistati da strutture private accreditate, si può affermare che più delle metà della spesa non transita dalle farmacie (o vi transita attraverso la Dpc). Il trend è in parte condiviso da altri Paesi: molti nuovi farmaci vengono lanciati sul mercato ospedaliero. Ma a questo si aggiunge la peculiarità tutta italiana delle forme alternative di distribuzione dei farmaci: nel 2014 Dd e Dpc rappresentavano circa il 37% di tutta la spesa per farmaci acquistati dalle aziende sanitarie». Interessante poi «il dato sugli acquisti da parte delle aziende sanitarie: la spesa per farmaci per pazienti ricoverati (inpatient) è cresciuta del 4,2%, la spesa per farmaci in DD e Dpc ha subito un aumento del 10,1% e quella per farmaci utilizzati in setting ambulatoriali (outpatient) del 9,6%». E inoltre «la spesa per Dd e DPC ha visto incrementare la propria incidenza sulle risorse per il SSN dal 1,6% (nel 2008) al 3% (nel 2014)». Un capitolo del rapporto è dedicato anche alle previsioni: «In uno scenario a parità di condizioni regolatorie e tenuto conto delle misure» recentemente previste «la spesa "retail" per farmaci rimborsabili dal SSN, così come la spesa convenzionata lorda subiranno una lieve contrazione nel 2015 (rispettivamente, -0,5% e -0,7%), per poi stabilizzarsi nel biennio 2016 e 2017. Per le compartecipazioni alla spesa da parte dei pazienti, si prevede un incremento del 4,2% nel 2015, del 4,4% nel 2016 e del 4,2% nel 2017. Abbastanza stabili sono poi gli sconti a carico della filiera. La spesa farmaceutica netta dovrebbe quindi ridursi in modo più contenuto rispetto al 2014 e 2013: è prevista una contrazione del 1,6% nel 2015, del 0,5% nel 2016 e del 0,8% nel 2017». La spesa per «farmaci acquistati dalle aziende sanitarie pubbliche, riferita nelle analisi previsionali al dato di tracciabilità espansa (e non di CE), sarà condizionato dall'ingresso sul mercato di farmaci ospedalieri e destinati a Dd e Dpc (in particolare, farmaci per il trattamento dell'Epatite C) e dai risparmi prodotti dalla diffusione dei biosimilari che nell'arco del prossimo triennio dovrebbero progressivamente aumentare. Per il 2015 si prevede un incremento di tale voce di spesa rispetto al 2014 del 9,1%, nel 2016 del 11% e nel 2017 del 5,5%». Per quanto concerne «i consumi per i farmaci dispensati dalle farmacie aperte al pubblico, nel corso del prossimo triennio si dovrebbero registrare tassi di crescita positivi sia per i farmaci a carico del Ssn (1,5% nel 2015, 1,6% nel 2016 e 1,9% nel 2017), sia per quelli a carico dei pazienti (1,7% nel 2015, 2,1% nel 2016 e 1% nel 2017)». In generale, «si ritiene che nel prossimo triennio le risorse complessive a disposizione della farmaceutica risulteranno abbondantemente inferiori rispetto alla relativa spesa».
Francesca Giani
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