Politica e Sanità
16 Luglio 2015«Credo che vada nell'ordine naturale dell'evoluzione delle cose»: il progetto bipartisan per la legalizzazione della cannabis, firmato da 218 parlamentari, fa discutere, ma secondo Federico Tonioni non ci sono ragioni cliniche perché la marijuana venga trattata in modo più restrittivo di alcool e tabacco, molto più pericolosi per la salute. Tonioni coordina un ambulatorio, inserito nell'attività clinica del Day hospital di Psichiatria e farmacodipendenze del Policlinico universitario Gemelli di Roma, dedicato alla dipendenza psicologica da cannabis. È rivolto però ai soggetti per cui il consumo di questa sostanza rappresenta un problema fuori controllo: «ci occupiamo esclusivamente di ragazzi che vengono spontaneamente per un uso smodato, che non ha più nulla di ricreativo ma che è un tentativo disfunzionale di curare attraverso la cannabis problemi sottostanti». Ma la legalizzazione della cannabis no aumenterà queste situazioni di abuso? «Accadrà esattamente il contrario» scommette Tonioni «perché è dimostrato che laddove esiste una legge restrittiva e troppo rigida si ha un innalzamento di comportamenti vissuti come provocatori, mentre l'uso ricreativo della cannabis non deve essere demonizzato; io, in vent'anni di lavoro, non ho mai dovuto disintossicare un ragazzo dalla cannabis, mentre mi è successo molte volte con i tranquillanti, che invece danno dipendenza fisica». La proposta di legge si allinea a una tendenza che si sta imponendo in diversi Paesi, dagli Stati Uniti alla Spagna; prevede regole precise riguardo alla vendita e consente la detenzione di modiche quantità di cannabis per uso ricreativo (15 grammi a casa e 5 fuori casa), riservandola però ai maggiorenni. «È una preoccupazione condivisibile» sostiene Tonioni «perché fumare fa più male ai giovani, ma si tratta di un argomento altamente strumentalizzato, qualsiasi clinico che si occupi di adolescenti sa che le piccole alterazioni della percezione indotte per un breve periodo dal consumo di cannabis non sono assolutamente l'esordio di malattie psichiatriche».
Renato Torlaschi
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