Politica e Sanità
17 Luglio 2015Le aziende biotech in Italia sono 199, con investimenti pari a 563 milioni nel 2013 (+3,3 per cento rispetto al 2012), fatturato di 7.302 milioni (+4,3 per cento rispetto al 2012) e circa 4.000 addetti (in linea con il 2012). Ma i farmaci biotecnologici contribuiscono anche allo sviluppo sociale, scientifico ed economico dei singoli territori. Tra le Regioni, la Lombardia occupa il primo posto per numero di imprese del settore del Farmaco biotech (90 strutture), seguita da Lazio (37), Toscana (26), Piemonte (22) ed Emilia Romagna (21). Sono farmaci che oggi vengono usati per curare malattie oncologiche, metaboliche, epatiche, endocrine, infettive e persino il virus Ebola, rappresentando quindi un vero 'tsunami' di innovazione. È quanto emerge dal quarto "Rapporto sulle biotecnologie del settore farmaceutico in Italia - 2015" realizzato da Farmindustria in collaborazione con Ernst & Young e presentato a Roma. Un esempio su tutti, il trattamento del tumore al colon retto, che in Italia rappresenta il 13,2% di tutte le neoplasie diagnosticate: mentre nell'epoca "pre-biologica" la sopravvivenza delle persone in stadio avanzato era inferiore all'anno, ora i pazienti possono beneficiare di un allungamento della vita e, in alcuni casi, arrivare alla guarigione completa, anche in presenza di metastasi non operabili. Nel mondo, i farmaci biotech, sono il 20% di quelli in commercio, il 40% dei nuovi autorizzati e il 50% di quelli in fase di sviluppo. E se oggi in Italia sono 145 i medicinali disponibili per le più importanti aree terapeutiche, sono 303 i progetti - compresi quelli per le malattie rare - nelle diverse fasi di ricerca e sviluppo. «Il biotech cresce, perché fa parte del settore farmaceutico ed è la farmaceutica che sta trascinando il settore: l'88% del comparto biotecnologia è farmaceutica». Così il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi (foto), aprendo la presentazione del Rapporto. «Nel mondo - ha spiegato - sono il 20% di quelli in commercio, il 40% dei nuovi autorizzati e il 50% di quelli in fase di sviluppo. I farmaci biotecnologici fanno parte di un settore di punta per l'Italia, ma il nodo è quello della sostenibilità economica: bisogna usare meglio le risorse presenti». Il presidente di Farmindustria ha quindi ricordato che «sono in arrivo 7mila nuovi farmaci biotech a livello mondiale e l'Italia si colloca bene rispetto all'Europa, segnando il 13% di crescita. Si dice biotech, ma si legge salute e l'obiettivo è di arrivare a soluzioni terapeutiche sempre più all'avanguardia». Infatti, secondo Scaccabarozzi, il settore farmaceutico ha portato grandi risultati a livello nazionale in termini economici e occupazionali, anche in un periodo di crisi. «E' un settore però - ha precisato Scaccabarozzi - costretto ad operare in un contesto di forte sotto finanziamento della spesa pubblica e sempre con rischi di ulteriori tagli. Per questo motivo, spesso innovare è considerato un rischio e non un`opportunità. Si rende quindi necessaria una stabilità e semplificazione normativa da parte delle Istituzioni, per disporre di regole adeguate e al passo con i tempi. Inoltre, la frammentazione del Servizio Sanitario Nazionale crea forti disuguaglianze tra Regioni, con gravi conseguenze negative per i pazienti».
Rossella Gemma
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