Spesa farmaceutica, Osmed: cala peso fascia C con ricetta
Una spesa farmaceutica territoriale in diminuzione, con un aumento dei farmaci in distribuzione diretta e per conto, e per quanto riguarda la spesa per i farmaci di fascia C con ricetta segna una flessione rispetto al 2013 dell'1,6%, con anche una riduzione delle confezioni per tali farmaci, come pure delle confezioni dei farmaci di automedicazione. Mentre viene messa in luce l'importanza dell'appropriatezza e del monitoraggio sui farmaci, anche se i dati non sono sempre in miglioramento rispetto all'anno prima. Questi in alcuni degli spunti che emergono dal rapporto Osmed, presentato a Roma nei giorni scorsi. In generale, si osserva che «la spesa farmaceutica territoriale complessiva, sia pubblica che privata, è in riduzione rispetto all'anno precedente del -0,1% ed è stata pari a 20.009 milioni di euro. La spesa pubblica, comprensiva della spesa dei farmaci erogati in regime di assistenza convenzionata e in distribuzione diretta e per conto di classe A, è stata di 11.848 milioni di euro, ossia il 59,2% della spesa farmaceutica territoriale. Tale spesa ha registrato, rispetto all'anno precedente, una lieve riduzione del -0,2%, principalmente determinata da un aumento della spesa per i farmaci in distribuzione diretta e per conto (+8,2%), controbilanciato dalla riduzione della spesa farmaceutica convenzionata netta (-3,0%). La spesa a carico dei cittadini, comprendente la spesa per compartecipazione (ticket regionali e differenza tra il prezzo del medicinale a brevetto scaduto erogato al paziente e il prezzo di riferimento), per i medicinali di classe A acquistati privatamente e quella dei farmaci di classe C, ha registrato una riduzione del -0,1% rispetto al 2013. Ad influire sulla variazione è stata la riduzione della spesa per l'acquisto privato di medicinali di fascia A (-1,9%) e della spesa per i medicinali di Classe C con ricetta (-1,6%), associata ad un aumento della compartecipazione del cittadino (+4,5%) e della spesa per i medicinali di automedicazione (+0,2%).». Per quanto riguarda «l'assistenza territoriale complessiva, pubblica e privata, sono state dispensate 1,9 miliardi di confezioni, in aumento rispetto all'anno precedente del +0,7%. Tale andamento è determinato principalmente dall'aumento delle confezioni dei farmaci di classe A acquistate privatamente dal cittadino (+3,6%) e delle confezioni erogate in assistenza convenzionata (+1,5%), mentre è stata registrata una riduzione delle confezioni dei farmaci in classe C con ricetta (-1,6%) e dei farmaci di automedicazione (-2,8%)». Inoltre, «osservando le principali componenti della spesa farmaceutica convenzionata, si evidenziano, rispetto all'anno precedente, un incremento dei consumi (effetto quantità (DDD): +2,5%), una riduzione dei prezzi (effetto prezzi: -3,3%) e un leggero spostamento dei consumi verso farmaci con prezzo più basso (effetto mix negativo: -1,0%)». Nel dettaglio, per quanto riguarda «i farmaci di classe C con ricetta, nel 2014 registrano la maggior spesa i derivati benzodiazepinici, in particolare gli ansiolitici (377,2 milioni di euro), seguiti dai farmaci usati per la disfunzione erettile (264,6 milioni di euro) e dalle associazioni fisse estro-progestiniche (216,6 milioni di euro); tadalafil, lorazepam, drospirenone ed etinilestradiolo sono i tre principi attivi a maggior spesa nel 2014. Sul lato dei farmaci di automedicazione diclofenac (140,8 milioni di euro), ibuprofene (127,0 milioni di euro) e paracetamolo (108,9 milioni di euro) sono i principi attivi che hanno registrato la più alta spesa». Altro capitolo di interesse, in prospettiva anche per le farmacie, nei termini di una partecipazione al monitoraggio sull'aderenza alla terapia e alla diffusione di corretti stili di vita, riguarda l'appropriatezza. In particolare, sulle patologie cardiovascolare, nella sintesi dell'Aifa si legge che «per prevenire la maggior parte delle patologie cardiovascolari è fondamentale innanzitutto correggere gli stili di vita riconosciuti come fattori di rischio per tali disturbi: il fumo, la dieta scorretta, l'inattività fisica e l'assunzione di alcool. L'identificazione dei soggetti a elevato rischio cardiovascolare, pertanto, rappresenta il punto di partenza»: «la correzione degli stili di vita consentirebbe una riduzione della mortalità per patologie cardiovascolari di oltre il 50% e un corretto trattamento farmacologico del 40%». In generale, «l'analisi dei dati ASL mostra che, in poco più della metà dei pazienti (55,5%), il trattamento antipertensivo viene assunto con continuità, percentuale leggermente in aumento rispetto all'anno precedente (+0,2% nel 2014 rispetto al 2013), a conferma dello spostamento di questo indicatore nella direzione dell'appropriatezza». Per quanto riguarda poi asma e Bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), «la prevalenza di tali patologie dai dati della Medicina Generale è risultata nel 2014 pari rispettivamente a 7,1% e al 3,3%, in aumento rispetto allo scorso anno. Dai dati delle Asl, emergono nel 2014 bassi livelli di aderenza al trattamento (13,9%), in calo rispetto all'anno precedente (-1,4% nel 2014 rispetto al 2013), con la più bassa percentuale nella popolazione con età inferiore ai 45 anni (4,1%) rispetto alle fasce di età superiori, e al Sud (11,1%) rispetto al Nord (15,1%) e al Centro (13,9%). Emergono anche differenze nei due generi: l'aderenza risulta superiore negli uomini (17,9%) rispetto alle donne (10,7%)». Nel 2014 «è emersa anche una percentuale di pazienti aderenti al trattamento con farmaci antidiabetici pari al 62,2%, in leggera diminuzione rispetto all'anno precedente (-0,4%). Si evidenzia una certa variabilità tra le aree geografiche, con valori inferiori al Sud (56,9%) rispetto al Nord (65,6%) ed al Centro (59,2%) e una lieve differenza tra il genere maschile e quello femminile (63,7% vs 60,5%)». Infine «inversione di tendenza nell'uso degli inibitori di pompa fuori dai criteri di rimborsabilità Aifa: -7,2% rispetto al 2013, ma si conferma uso inappropriato.
Francesca Giani
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