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Politica e Sanità

28 Luglio 2015

Epatite C, Gasbarrini: Italia garantisce a tutti i farmaci innovativi


«L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che, con un sistema di sanità sociale, ha dato a tutti l'accesso ai farmaci innovativi anti-epatite; con un approccio etico è stata data la priorità a chi ha la malattia in fase più avanzata, ma l'obiettivo ultimo e non irrealizzabile è di eliminare l'epatite C». Le parole di Antonio Gasbarrini, professore ordinario di Gastroenterologia all'Università Cattolica di Roma, colgono i punti di forza del nostro Paese in occasione della Giornata mondiale dedicata alle epatiti, celebrata il 28 luglio. «Mentre a livello mondiale, l'epatite più diffusa è la B» dice Gasbarrini «in Italia abbiamo avuto un'endemia negli anni settanta e ottanta di epatite C, di cui oggi si stimano un milione di infetti, mentre i pazienti che hanno un codice di esenzione per la malattia sono oltre 300mila, dei quali la metà ha la cirrosi, e i decessi sono circa diecimila all'anno». A fronte di questi grandi numeri, sono arrivati i nuovi farmaci in grado di eradicare il virus, non più basati sull'interferone, e molto più accessibili anche i pazienti con malattia grave. «Ormai in Italia abbiamo a disposizione tutti i farmaci esistenti, che ci permettono di curare tutti i quattro genotipi che caratterizzano l'epatite C. Inoltre» continua l'epatologo «tutte le regioni, pur con qualche differenza che permane nell'accessibilità ai farmaci, hanno individuato i centri prescrittori e ormai sono partite bene con i trattamenti, che sono intorno ai 12mila, mentre entro fine anno raggiungeremo i 20-30mila pazienti trattati». Questo sta producendo risparmi: è di pochissimi giorni fa l'annuncio che una delle aziende produttrici dei farmaci anti-epatite C ha rimborsato alle regioni 41.161.785 euro. «È un sistema di payback concordato con l'Aifa» spiega Gasbarrini «grazie a un meccanismo prezzo-volume, al raggiungimento di soglie progressive di pazienti trattati, i prezzi dei farmaci scendono. Si è visto che, pur impegnativi, i prezzi sono inferiori a quelli ipotizzati inizialmente, anche grazie alla concorrenza che si è stabilita tra i produttori; nessuno sa esattamente quali siano i prezzi concordati, ma è certo che più pazienti tratteremo e più si abbasseranno».

Renato Torlaschi

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