Bolzano, piccole aperture su dispensari. Permangono preoccupazioni su rurali
In merito alle farmacie con dispensario altoatesine, c'è stata da parte dell'amministrazione la disponibilità a cercare di risolvere la situazione, ma la possibilità di un contributo diretto, che potrà essere di qualche migliaia di euro, dubito possa compensare quanto tali farmacie perdono con il sistema di calcolo del fatturato di riferimento fissato nel recente decreto della Provincia autonoma, con una perdita che può arrivare anche a 20mila euro. È questa la preoccupazione espressa da Paul Zelger, Presidente delle farmacie rurali e vicepresidente di Federfarma Bolzano, che ha fatto il punto sulla situazione in Alto Adige all'indomani dell'incontro con l'assessorato di settimana scorsa. «Nell'incontro abbiamo ricevuto la disponibilità dell'assessore provinciale alla sanità, Martha Stocker, a cercare di risolvere il problema delle farmacie con dispensario. L'Amministrazione ha messo sul tavolo la possibilità di un contributo per i dispensari o, ipotesi in realtà meno probabile, di rivedere le indennità di residenza per esempio secondo il modello della Valle d'Aosta, dove c'è una voce dedicata ai dispensari. In generale, per quanto riguarda le contestate modalità di calcolo del fatturato di riferimento fissate nel decreto provinciale - che comprendono assistenza integrativa, ticket e compartecipazioni, nonché sconti versati dalla farmacia al SSN, e sommano i fatturati calcolati in questo modo per farmacie e dispensario - l'assessorato prenderà in esame il "decreto della discordia". Visto però che non sono state auspicate grandi modifiche al decreto, vediamo con preoccupazione anche la conferenza stampa pubblica che c'è stata all'indomani dell'incontro in cui si sono mostrati attenti alle difficoltà più dei dispensari in oggetto che delle farmacie in centri disagiati in generale. Nonostante sia stato ribadito il valore della capillarità del servizio, non vorrei che proprio il fatto di dire pubblicamente che la situazione potrebbe risolversi con un sostegno diretto ai dispensari, facesse considerare la questione chiusa, senza risolvere la situazione critica anche per le altre farmacie - senza dispensario - colpite dal decreto. Per noi la questione non è chiusa e continueremo a muoverci sul tema anche perché le rurali sono davvero in uno stato di sofferenza e il rischio di chiusure, soprattutto dei dispensari, rimane concreto». La situazione attuale, è il punto, «lo ricordo, è di quattro farmacisti gestori di un dispensario che intendono chiudere il medesimo, ed altre 11 farmacie rurali che hanno annunciato di ridurre gli orari di apertura al minimo previsto dalla legge, al fine di ottimizzare i costi di gestione». Detto questo, «credo comunque anche che la questione delle indennità e dei fatturati di riferimento andrebbe risolta a livello nazionale: non è possibile che ci siano Regioni in cui il contributo è alto e situazioni penalizzanti come la nostra».
Francesca Giani
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