Compliance migliora se la terapia è condivisa con tutti gli operatori sanitari
Ridurre quando possibile il numero dei farmaci prescritti, depennare quelli non strettamente necessari, implementare un'informazione condivisa tra tutti gli operatori sanitari. È questa la risposta della medicina generale (Area Farmaco) all'incremento del mancata compliance terapeutica segnalata anche quest'anno dai dati Osmed elaborati dall'Agenzia italiana del farmaco: l'86% di chi ha problemi respiratori, il 61% dei depressi e il 38% dei diabetici non seguono in modo preciso e puntuale le indicazioni del medico. Una popolazione di pazienti malati che non si curano, un fenomeno grave ma non certo nuovo, come ricorda Saffi Ettore Giustini, responsabile dell'Area Farmaco della Società di medicina generale: «Da diversi anni l'oOsmed e i dati dei servizi farmaceutici di Regioni e Asl mostrano che troppi pazienti non sono aderenti alle terapia, anche quelli che noi medici riteniamo che lo siano». I motivi, secondo l'esperto vanno ricondotti alla complessità delle terapie per i pazienti con più patologie concomitanti: «Molti hanno più di 65 anni, hanno tre o quattro patologie croniche e devono assumere anche più di sette o otto farmaci al giorno». Le conseguenze sono gravi, sia per la salute dei pazienti che per le casse dello Stato. «Se i pazienti non hanno una buona compliance - puntualizza Giustini - quello che prescriviamo rappresenta una spesa inutile e uno speco; se il farmaco viene acquistato in farmacia e poi non assunto regolarmente, gli obiettivi terapeutici non vengono certo raggiunti». Ma se il problema non è nuovo, come può essere affrontato? «Ciascun medico o operatore sanitario da solo non è in grado di migliorare l'aderenza. - dice Giustini - Prima di tutto occorre ridurre quando possibile il numero dei farmaci prescritti, depennando quelli non strettamente necessari, facendo una lista di priorità da condividere tra il medico di famiglia, i medici specialisti e il paziente stesso. Inoltre bisogna arrivare a un'informazione comune tra tutti gli operatori sanitari, altrimenti il paziente si disorienta. Bisogna insomma lavorare sull'aderenza in équipe in modo che ogni operatore rafforzi nel paziente la consapevolezza dell'importanza di un'assunzione dei farmaci regolare e costante nel tempo».
Renato Torlaschi
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