Politica e Sanità
18 Settembre 2015"Botanicals: alimenti o farmaci?" È questo il complesso quesito al quale ha cercato di rispondere un convegno organizzato da FederSalus all'Expo 2015 di Milano. La presente normativa riguardante le sostanze vegetali contenute nei prodotti salutistici presenta infatti varie criticità e si sente l'esigenza di proporre una regolamentazione coerente con la natura e la destinazione d'uso degli integratori alimentari. Il problema fondamentale consiste nel fatto che, dal 2010, i botanicals si trovano in una terra di nessuno, in quanto non sono ufficialmente autorizzati dalla farmacopea ma neppure esclusi, creando una situazione sfavorevole sia alle aziende produttrici in termini di mercato e trasparenza rispetto ai consumatori, sia alle figure mediche che non sono contrarie al loro impiego, anzi li considerano un'utile risorsa complementare. «Il paradosso che si è creato e che determina l'attuale situazione di stallo» ha affermato Marco Fiorani, presidente FederSalus «è la richiesta di parametri clinici per autorizzare il claim di un alimento funzionale o di un integratore, ma non per l'immissione in commercio di un farmaco, per cui è sufficiente la prova dell'uso tradizionale in Europa della sostanza vegetale in esso contenuta. Riteniamo invece che lo stesso criterio, cioè la storia d'uso, consolidata, sicura ed efficace delle sostanze vegetali nei diversi Paesi europei sia la strada giusta anche per la definizione del claim delle sostanze utilizzate negli integratori alimentari, tenendo conto della loro specifica destinazione d'uso». Una tesi, come dimostrato dalle evidenze emerse nel convegno, sostenuta da autorevoli rappresentati della comunità scientifica - come Mauro Serafini, del dipartimento di Biologia vegetale della Sapienza Università di Roma - e della classe medica. «In età pediatrica, per esempio» ha affermato Vitalia Murgia, del Centro studi della Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp) «nel caso di bambini affetti da disturbi comuni e frequenti di intensità così lieve da poter essere considerati quasi al limite tra la malattia e la fisiologia, il farmaco può creare problemi più che essere di aiuto. I botanicals, invece, in queste situazioni sono una risorsa, purché vengano rispettati criteri rigorosi di qualità produttiva». Analoghe considerazioni sono state espresse, per ambiti clinici diversi, da Paolo Spriano, vicepresidente della Società nazionale di aggiornamento per i medici di medicina generale (Snamid) e Franco Vicariotto, fondatore della Società italiana di fitoterapia e integratori in ostetricia e ginecologia (Sifiog). Da sottolineare, infine, come la posizione sui botanicals è sostenuta da FederSalus in sede europea attraverso Ehpm, la principale Federazione europea del settore, anch'essa favorevole a un nuovo inquadramento legislativo basato sulla tradizione d'uso e su nuovi parametri di qualità e sicurezza. In ogni caso «le analisi di mercato attestano un uso importante delle sostanze vegetali da parte dei consumatori, che appaiono consapevoli del valore e della funzionalità di tali prodotti» ha sottolineato Elena Folpini, della New Line ricerche di mercato, tanto che il riconoscimento dei loro benefici salutistici, secondo Euromonitor International, ha sostenuto il mercato dei prodotti a base vegetale a livello globale con tassi annuali medi annui di crescita del 5% nel periodo 2010-2015.
Arturo Zenorini
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