Farmaci e crimine. Di Giorgio (Aifa): azzerati furti negli ospedali
Il workshop di approfondimento "Pharmaceutical crime and falsified medicines - New perspectives in the collaboration between public and private sectors", organizzato a Roma dal Pharmaceutical security institute (Psi), in collaborazione con l'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), i Nas e con il supporto del ministero dello Sviluppo economico, è stata l'occasione per dare il giusto riconoscimento al modello italiano di azione contro il crimine farmaceutico. «Un approccio, quello che abbiamo creato nel nostro Paese» ha spiegato Domenico Di Giorgio, responsabile dell'Ufficio Qualità dei prodotti e contraffazione dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) «che ormai verrà preso come riferimento anche negli altri Stati. Da maggio 2014, in Italia, siamo riusciti a non avere più furti negli ospedali, quando prima ne avevamo tre per settimana». Una stretta, insomma, tra istituzioni e privati che è riuscita ad eradicare il problema proprio in virtù della forte connessione tra i vari partner del network. «Il modello italiano» continua Di Giorgio «è diventato il riferimento per affrontare e prevenire queste emergenze. La sfida è far sì che non ci siano nuove ricadute e ci riusciremo mantenendo alta l'attenzione tra i vari agenti della filiera del farmaco». Il commercio di farmaci falsificati potenzialmente tossici o anche solo inefficaci, è una delle minacce più rilevanti per la sicurezza sanitaria globale. Il meeting internazionale di Roma, al quale hanno preso parte i rappresentanti delle Amministrazioni coinvolte, delle aziende farmaceutiche e delle associazioni di settore, ha posto proprio l'attenzione su una problematica quanto mai attuale, che si combatte con la collaborazione tra pubblico e privato. «I risultati che stiamo ottenendo» ha spiegato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria «sono molto positivi e infatti in Italia questo fenomeno, tranne qualche picco, è praticamente inesistente o esiste in una percentuale irrilevante». Prime fra tutte, infatti, a rimetterci sia in termini economici che di immagine, sono le aziende farmaceutiche. «Da tempo» ha aggiunto Scaccabarozzi «si è sviluppata una sensibilità su questo aspetto che ha consentito di creare vari network di collaborazione: tra cui quello in cui ci siamo noi, l'Aifa, i distributori e i Nas. Ciò si è reso possibile attraverso una collaborazione stretta tra gli attori, grazie alla quale siamo davvero in grado di limitare il fenomeno percentuale sotto l'1%». E aggiunge: «Sulle medicine contraffatte quando va bene, ma non va bene, manca il principio attivo e quindi sono del tutto inutili; quando va male invece, sono del tutto nocive comportando seri problemi di sicurezza e intollerabilità. Gli stessi Nas spiegano che c'è un mondo dentro quella rete che nemmeno immaginiamo. Il consiglio che mi sento di dare ai cittadini» ha concluso Scaccabarozzi «è di fare acquisti on line, per farmaci non da prescrizione, solo su quei siti autorizzati dal ministero della Salute e che hanno in evidenza un link che rimandi direttamente a quello del ministero appunto».
Rossella Gemma
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