Prontuario, in vigore nuovi prezzi da rinegoziazioni equivalenti. Assogenerici: insostenibili
Mentre è entrato in vigore, dopo la pubblicazione sul sito dell'Aifa, l'allegato B, relativo ai medicinali equivalenti, della determina Aifa del 6 ottobre - "Rinegoziazione del prezzo dei medicinali a carico del Ssn nell'ambito di raggruppamenti di medicinali terapeuticamente assimilabili -, che contiene la lista di trasparenza con i nuovi valori, iniziano ad arrivare le preoccupazioni dal settore produttivo: "Ancora una volta si sta ricorrendo, nei confronti della spesa farmaceutica, alla politica dei tagli" è la denuncia di Enrique Häusermann, presidente di Assogenerici. «Solo che oggi, con la nuova determinazione dei prezzi di riferimento in base ai raggruppamenti terapeuticamente assimilabili, si comprimono in modo insopportabile proprio i medicinali generici, che fino a oggi hanno garantito alle finanze pubbliche centinaia di milioni di euro l'anno di risparmi». E questo, «pur in assenza di significativi aumenti nell'utilizzo dei farmaci generici». L'Aifa, secondo quanto ribadito nella legge 215 di agosto, entro il 30 settembre, avrebbe dovuto concludere le «procedure di rinegoziazione con le aziende farmaceutiche volte alla riduzione del prezzo di rimborso dei medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale, nell'ambito di raggruppamenti di medicinali terapeuticamente assimilabili, individuati sulla base dei dati relativi al 2014 dell'Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali Osmed-Aifa, separando i medicinali a brevetto scaduto da quelli ancora soggetti a tutela brevettuale, autorizzati con indicazioni comprese nella medesima area terapeutica, aventi il medesimo regime di rimborsabilità nonché il medesimo regime di fornitura». Ma l'operazione, fa notare Assogenerici, pone il settore in una situazione di "rischio". A maggior ragione se «non si pone mano al meccanismo del pay-back, che impone anche a chi genera risparmio di ripianare lo sfondamento dei tetti di spesa determinato dai farmaci a più alto costo e che ancora non sono stati rimossi quei vincoli, già vietati e censurati dall'Unione Europea, alla rapida entrata in commercio dei generici. Vorremmo fosse chiaro» dice ancora «che se non si cambia la rotta, su questa strada ci sia avvia a rendere l'Italia un mercato insostenibile per il generico, dove i margini ormai si valutano in centesimi di euro per confezione. È possibile che nel breve termine ci sia chi può sostenere questa situazione, ma non a lungo e, soprattutto, si rischia che il Servizio sanitario si trovi a dipendere da uno o due produttori soltanto». Da qui la richiesta che «la nostra industria non venga più sottoposta a misure di questa portata che determina lo schiacciamento di un settore economico produttivo di valore che ogni anno garantisce sostenibilità al Servizio Sanitario Nazionale, un più ampio accesso alle cure ad una larga platea di pazienti e un importante impatto occupazionale per l'intero comparto industriale nazionale».
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