Politica e Sanità
22 Ottobre 2015Se ai farmacisti venisse assegnato il compito di telefonare ai pazienti dimessi per controllare la corretta assunzione dei farmaci, si potrebbero ridurre il tasso di riospedalizzazione del 40% nelle prime due settimane dopo la dimissione: lo dimostra uno studio condotto in Missouri da Amy Drew, del St. Louis College of Pharmacy. Alcune recenti ricerche, riferite sempre agli Stati Uniti, hanno mostrato che il 20% dei pazienti sperimentano eventi avversi dopo le dimissioni da una struttura ospedaliera e due terzi di questi sono riconducibili ai cambiamenti che inevitabilmente di producono nei regimi farmacologici. Qualche anno fa, la stessa Drew, con alcuni colleghi del Mercy Hospital St. Louis, aveva chiamato alcuni pazienti dimessi per accertarsi che i farmaci prescritti venissero assunti correttamente. Nel 2013 l'iniziativa, da individuale, è diventata strutturata e i farmacisti hanno iniziato a contattare sistematicamente tutti i pazienti: da allora il 90% ha ricevuto una telefonata entro le 48 ore dalle dimissioni, mentre gli altri hanno avuto comunicazioni scritte. Per determinare se queste chiamate fossero effettivamente in grado di prevenire la necessità per i pazienti di tornare in ospedale, gli autori dello studio hanno confrontato il numero di riospedalizzazioni con quelle che si erano registrate negli anni precedenti. Si è così visto che l'intervento del farmacista è estremamente efficace, specie nel periodo immediatamente successivo alle dimissioni: nei primi 14 giorni i ritorni in ospedale sono stati abbattuti del 40% e il fenomeno si è confermato anche dopo gli aggiustamenti statistici che hanno eliminato le eventuali influenze di fattori confondenti, come l'età, la durata della degenza o il numero di farmaci da assumere dopo le dimissioni. In particolare si è visto che i pazienti che dovevano seguire un regime terapeutico più complesso, con 13 o più farmaci, hanno il 50% di probabilità in più di un nuovo ricovero e un aiuto che ne migliori la compliance può essere prezioso.
Renato Torlaschi
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