Ddl concorrenza, Fofi e Federfarma: nelle società di capitali maggioranza ai farmacisti
Più capitali che fascia C. Così si possono riassumere i temi al centro delle attese audizioni della filiera del farmaco, tenutesi nella mattinata di ieri in Commissione Industria del Senato. Netta la posizione della Federazione degli Ordini, che per voce del suo rappresentante il segretario Maurizio Pace, ha ribadito il no di Fofi all'ingresso dei capitali nelle farmacie. «I non farmacisti» ha spiegato Pace «non hanno esperienza equivalente ai farmacisti né, come più volte attestato dalla Corte Europea, danno le stesse garanzie». In particolare il segretario Fofi fa riferimento alla provenienza dei capitali e al rischio di infiltrazioni e di riciclaggio di denaro illecito. Tema sul quale, secondo Pace, sarebbe bene interpellare la Commissione nazionale antimafia. Se però, come pare ormai sempre più inevitabile l'attuale assetto dovesse cambiare, per Fofi è indispensabile mettere paletti al capitale: dal monitoraggio sull'eventuale posizione dominante con la limitazione del numero di farmacie ottenibili alla definizione delle incompatibilità per chi partecipa alle società. Ma il tema più importante, sul quale si è soffermata anche la delegazione di Federfarma, è quello del tetto alla partecipazione dei soci di capitale. «La maggioranza dei 2/3 dei soci deve essere farmacista» ha sottolineato. «Per gli altri professionisti (avvocati-notai) è così. Perché per i farmacisti no?».
La stessa problematica è stata affrontata dalla delegazione del sindacato dei titolari con il presidente Annarosa Racca, il vice Alfonso Misasi e Alfredo Orlandi in rappresentanza delle farmacie rurali. «Con questo Ddl la farmacia resta dov'è» ha concluso il suo intervento Annarosa Racca. «Apprezziamo alcuni paletti introdotti per il capitale, sul fronte delle incompatibilità, per esempio. Ma vogliamo l'inserimento vincolante della figura del farmacista nelle società». Una presenza che, come ha sottolineato Misasi deve essere maggioritaria. «Noi chiediamo la maggioranza semplice, cioè il 51%» ha detto «altrimenti il farmaco non è tutelato». Sul tema dell'eventuale introduzione di una norma che consenta la vendita dei farmaci di fascia C fuori dalle farmacie, la delegazione di Federfarma ha ribadito l'imprescindibilità della capillarità della rete di farmacie, che presidiano anche le zone più "infelici" e le garanzie che le farmacie danno ai cittadini in termini di sicurezza. «Bisogna continuare a tutelare il diritto di accesso all'assistenza farmaceutica» ha concluso il presidente Racca «e lasciare che farmaci importanti, come gli ormoni o la morfina, restino appannaggio delle farmacie».
Marco Malagutti
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