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Politica e Sanità

13 Novembre 2015

Ddl concorrenza: Adf difende fascia C in farmacia, ma su capitale dice no a paletti


Se la filiera, nel corso dell'audizione in Senato di giovedì sul Ddl concorrenza, ha ribadito la necessità di mettere paletti all'ingresso del capitale nelle farmacie, per la distribuzione intermedia privata, rappresentata da Adf, Associazione distributori farmaceutici, il Ddl va bene così com'è. Adf, secondo quanto emerge dalla relazione presentata da Mauro Giombini, presidente dell'Associazione, ai senatori, difende la fascia C in farmacia, ma, in merito al capitale, sostiene che l'ingresso nel sistema è preferibile avvenga con l'unico vincolo previsto dall'attuale stesura del provvedimento: l'incompatibilità per prescrittori, informatori scientifici e produzione. Una posizione che è stata una voce isolata, dal momento che gli altri presenti (Federfarma, Federfarma Servizi, Fofi, Enpaf e Assogenerici) hanno di fatto guardato con preoccupazione all'assenza di specifiche in merito alla quota in mano ai farmacisti o un tetto alla possibilità di concentrazione. Per Adf - che rappresenta «nell'ambito della Distribuzione Intermedia full-line, 41 aziende operanti in tutta Italia con 137 siti logistici, costituite da tutte le differenti tipologie di azionisti: multinazionali, e società di capitale privato di dimensioni grandi, medie e piccole e cooperative e società di farmacisti» - «l'introduzione delle società di capitali tra i possibili titolari dell'esercizio della farmacia privata risulta in linea con la tendenza della legislazione, poiché nel nostro Paese sono ammesse da sempre le farmacie comunali (attualmente 1.641), esempio di titolarità disgiunta dalla persona di un farmacista». Inoltre, continua, «dal 1999 le società distributrici intermedie (o grossiste) hanno avuto modo di acquisire quote di controllo in 15 società di gestione a capitale misto per circa 260 farmacie, senza che si siano verificate problematiche nel rapporto con i cittadini». D'altra parte, sottolinea Adf, nell'esame del DdL alla Camera l'incompatibilità della partecipazione a società di capitali «per i soggetti che esercitano attività di intermediazione farmaceutica è stata eliminata». E «tale previsione andrebbe meglio definita inserendo rispetto alle società di capitali anche le società controllanti, controllate o soggette a comune controllo». Secondo la relazione, a ogni modo, «le difficoltà economico finanziarie delle farmacie, richiamate anche dalla Sose, registrano un considerevole aumento, presentando anche una grave situazione di debolezza patrimoniale (passate da poco più di 3.000 nel 2010 a 4.500 nel 2012) con serio rischio di chiusura». Con la conseguenza di «pesanti ricadute sui bilanci delle aziende grossiste di farmaci, dovute all'elevata esposizione per ritardati e soprattutto mancati pagamenti e alla crescente incidenza di procedure di concordato/fallimento». Inoltre, «le previsioni di imminente e progressiva apertura di ulteriori 2.500 farmacie non può che aggravare tale situazione»: «il fatturato pro-capite per farmacia subirà prevedibilmente un calo medio del 10%, con punte decisamente più elevate in determinati contesti territoriali» - e per altro, si legge poco sotto, in questo scenario «i costi operativi per il sistema distributivo intermedio subiranno di conseguenza un considerevole aumento». In un «contesto economico siffatto, solo l'ingresso del capitale in farmacia può sanare queste crescenti situazioni di crisi della farmacia, evitando di fatto la chiusura di molte di esse». Adf richiama poi l'Europa, dove in 17 paesi «non ci sono limitazioni alla proprietà delle farmacie, fermo restando l'impiego obbligatorio di un laureato in farmacia».
«Dovunque ci sia una catena di farmacie» conclude Adf «sono stati i grossisti a costituirla». In merito alla fascia C, che, per Adf deve rimanere in farmacia, infine, il contesto economico descritto «in presenza dell'attuale efficiente sistema di pianificazione sul territorio (completato dalle nuove aperture), sconsiglia assolutamente squilibri nella copertura territoriale e ulteriori riduzioni dei volumi di attività per singola farmacia con l'allargamento della dispensazione della classe C, a pena di un aggravarsi della non sostenibilità in chiave economico/finanziaria, con conseguenti pesanti e pericolose ripercussioni anche nel settore distributivo intermedio».

Francesca Giani

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